Il nostro angolo

“Munich” di Steven Spielberg – recensione di Mario Parolari

di Mario Parolari (4H)

Steven Spielberg aveva le sue ragioni personali per interessarsi agli eventi narrati nel suo ventiquattresimo film, in cui Eric Bana è chiamato a guidare una squadra speciale del Mossad incaricata di portare a termine l’operazione chiamata “Ira di Dio”.

Il regista Steven Spielberg sul set di Munich

“Nel 1972 il mondo è testimone dell’assassinio di 11 atleti israeliani alle olimpiadi di Monaco, questa è la storia di quanto accadde dopo”.

Con questo prologo ha inizio un film magnetico, un thriller intrigante e una drammatica vicenda vera che va oltre la storia e la cronaca del tempo, addentrandosi profondamente nei sentimenti degli uomini che l’hanno vissuta, dovendo eliminare uno dopo l’altro tutti i responsabili di quel brutale attentato che si nascondevano in giro per il mondo.

Spielberg riesce a creare con la sua regia il perfetto insieme di tensione, pathos e drammaticità che si addicono ad una vendetta tragica e avvincente contro un nemico che ha sconvolto il nostro passato recente, dando ai fatti un taglio umano e molto vicino alle vittime, che volutamente si confondono con gli attentatori in un clima in cui la linea di confine tra la pace e la giustizia è insignificante.