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Intervista ad Alessandro Manzoni

di Federica Zennaro, Clarissa Lavoradori 2B

Ci troviamo qui a Milano per andare a incontrare Alessandro Manzoni: nato a Milano il 7 marzo 1785 da Giulia Beccaria e dal conte Pietro Manzoni. Il giovane Manzoni vive con l’anziano padre ed è educato in collegi religiosi. In seguito raggiunge la madre a Parigi, dove partecipa al famoso circolo letterario degli Ideologi e da lì ha inizio la sua carriera.
Incontriamo Manzoni in un caratteristico caffè in centro a piazza del Duomo, dove sappiamo essere sua abitudine andare di mattina presto, quindi, essendoci informati, ci avviamo sperando di trovarlo. Lo scrittore è seduto ad un tavolino. Lo riconosciamo tra le persone per il suo abito nero, ci avviciniamo senza dare troppo disturbo e domandiamo di poter fare alcune domande, in maniera discreta. Lui molto gentilmente ci avvicina una sedia.

M: Sedetevi pure senza troppo disturbo

I: La ringraziamo, volevamo solo farle alcune domande riguardo al suo romanzo di grande successo I Promessi Sposi.

M: Certo, riesco a concedervi una decina di minuti e poi sarò costretto ad andare.

I: Per cominciare, volevamo chiederle come le è venuta questa passione per la scrittura. Non si preoccupi, ci bastano pochi minuti.

M: Mi sono avvicinato alla scrittura grazie alla mia educazione e alle opportunità della mia giovinezza. Il fatto di aver preso parte a Parigi ad un famoso circolo letterario mi ha consentito di conoscere grandi scrittori e fare molte amicizie che mi hanno potuto insegnare l’arte della scrittura.

I: Le è sempre piaciuto scrivere?

M: Sì, all’età di quattordici anni è iniziata la mia grande passione per la poesia e da li ho iniziato a scrivere i miei primi sonetti [Lo scrittore accenna un sorriso raccontando del suo passato, probabilmente emozionato nel ricordarlo].

I: Come mai ha voluto poi scrivere un romanzo?

M: Volevo poter aver carta bianca, poter raccontare una storia nei minimi dettagli senza dover tagliare o riassumere descrizioni di paesaggi o caratteristiche e personalità dei personaggi.

I: Cosa l’ha portata a scrivere una storia di questo tipo?

M: Avevo voglia di raccontare la storia di un amore contrastato che parlasse di due giovani innamorati qualsiasi, gente comune presa di mira da un nobile. Penso che conosciate la trama del romanzo quindi non serve che mi ripeta.

I: Non si preoccupi, è sempre un piacere risentire questa storia… soprattutto da Lei, è tutto diverso: è molto più emozionante che sentirla dagli insegnanti sul banco di scuola. Per poter raccontare e descrivere così accuratamente è stato ispirato da fatti reali?

M: Volevo una storia che sembrasse il più reale possibile e per questo mi sono aiutato con l’espediente del manoscritto dell’anonimo che ho inserito all’interno della storia. Questa invenzione mi ha permesso di raccontare così le vicende.

I: Le è piaciuto come è riuscita la narrazione?

M: Sì è stata veramente una grande soddisfazione, devo dire che il romanzo è venuto veramente bene. Ha avuto molto più successo di quanto mi sarei aspettato, anche se certo lo speravo, come qualunque altro scrittore desidererebbe per una sua opera, e i miei sogni si sono avverati. 

Con questa risposta Manzoni è riuscito a rispondere anche all’ultima domanda che avevamo in serbo per lui. Il Poeta mostra una certa fretta e comincia a indossare anche il cappotto, quindi noi ci avviamo a concludere e lo ringraziamo del tempo a noi dedicato e ci avviamo assieme all’uscita del caffè augurandoci un altro incontro.