I MENECHMI AL “CORSO”

Leonardo Carniato/ dicembre 15, 2015/ Proposte Culturali dal territorio, Recensioni, Spettacoli

Di Susanna Scagliotti – IA Classico e Leonardo Carniato – IC Classico

15/12/2015  22:22

Selfie attori Menaechmi

Gli attori dello spettacolo Sara Castiglia, Jacopo Costantini e Antonio Salerno (c) Teatro Europeo Plautino/Facebook.

Lunedì 30 novembre gli studenti delle classi prime della sezione classica e alcune della sezione scientifica dell’IIS “Bruno ­Franchetti” si sono recate al Teatro Corso per assistere allo spettacolo teatrale “Menecmi”, messo in scena dalla compagnia del Teatro Europeo Plautino. Gli attori provengono da Sarsina, cittadina natale dell’autore della commedia in questione: Tito Maccio Plauto, vissuto nel II secolo a.C., è stato un commediografo latino di notevole prolificità e le sue opere più celebri sono “Miles gloriosus” (“Il soldato vanaglorioso”), “Amphitruo” (“Anfitrione”), “Pseudolus” (“Pseudolo”) e, naturalmente, “Menaechmi” (“Menecmi”).

Personaggi

Menecmo I

• Menecmo II

Spazzola (parassita)

Messenione (servo di Menecmo II)

Erozia (meretrice)

Cilindro (cuoco)

• Matrona (moglie di Menecmo I)

• Vecchio (padre della Matrona)

• Medico

Interpreti e regia

• Sara Castiglia

• Jacopo Costantini

• Antonio Salerno

• Mauro Eusti

• Riccardo Bartoletti

Il regista dello spettacolo è Cristiano Roccamo.

Trama

Un mercante siracusano, in occasione di un viaggio d’affari a Taranto, porta con sé uno dei suoi figli gemelli di sette anni. Il bambino si perde per le strade della città affollata ed è trovato da un commerciante di Epidamno, che lo adotta conducendolo nella sua città. Il padre muore di dolore per la perdita del figlio, mentre il nonno cambia il nome del gemello superstite in Menecmo, lo stesso del fratello perduto. Una volta cresciuto, Menecmo I (il gemello adottato dal commerciante di Epidamno) si sposa con una donna facoltosa e acquisisce l’eredità alla morte del padre adottivo. Menecmo II, che abita a Siracusa con il padre, partito alla ricerca del fratello giunge a Epidamno in compagnia del servo Messenione. La sua presenza nella medesima città del gemello scatena un’esilarante confusione: egli viene scambiato per Menecmo I dalla moglie e dalla cortigiana che quest’ultimo frequenta, nonché dal parassita che tenta sempre di essere ospitato ai suoi banchetti. Gli equivoci si susseguono finché i due gemelli si incontrano e avviene la reciproca simultanea agnizione finale.

Menecmo I interpretato da Mauro Eusti (c) Teatro Europeo Plautino

Menecmo I interpretato da Mauro Eusti (c) Teatro Europeo Plautino/Facebook.

 

“Menecmi” nel contesto plautino

“Menecmi” è una palliata, ovvero una commedia latina di ambientazione greca (in questo caso, si tratta di una zona della Grecia ellenizzata che ruota attorno a Siracusa, Taranto ed Epidamno). Proprio a causa dei costanti fraintendimenti tra i vari personaggi, la commedia può essere definita “degli equivoci”, genere teatrale che ha sperimentato una grande fortuna e successo di pubblico non solo tra i coevi dell’autore, ma anche in epoche molto successive: questo modello è infatti una delle basi del teatro comico europeo moderno (basti pensare ai “Gemelli veneziani” di Carlo Goldoni, la cui trama presenta molteplici analogie con le opere plautine). Nel consueto intreccio della commedia degli equivoci, dunque, gli scambi tra i “doppi” sono dovuti all’intervento della Fortuna, la Τυχη greca. Questi scambi si concludono con il riconoscimento finale da parte dei “doppi”. Nei “Menecmi” si possono chiaramente riscontrare le caratteristiche peculiari dello stile dell’autore sarsinese: il prologo informativo, che erudisce gli spettatori in merito alla trama della commedia; la presenza di personaggi tipizzati e ricorrenti (il servo astuto, sempre affamato e terrorizzato dalle percosse del padrone e che al contempo ordisce intrighi a suo favore; il parassita adulatore, avido di cibo e denaro); i giochi di parole, le allusioni a istituzioni greche e romane, i divertenti litigi tra i personaggi.

Commento di Susanna Scagliotti

Prima di assistere alla commedia, ero rammaricata per averne letto solo alcuni estratti: conoscendo l’intera opera, avrei forse potuto seguire meglio la trama e meditare sui significati ad essa sottesi. Essere all’oscuro di molti dettagli, invece, mi ha permesso di immergermi appieno nel quadro di una finzione che gli attori hanno efficacemente delineato. Lo spettacolo, benché piuttosto lungo (è durato pressappoco due ore), mi è apparso come un ameno tripudio di virtuosismi recitativi, di una comicità mai esasperata, di una complicità tra gli interpreti e gli spettatori. A parti recitate con indubbia perizia, si sono alternati “stasimi” (per rifarsi ai termini delle commedie greche) cantati, estremamente scherzosi. Essendomi molto appassionata allo studio di Plauto a scuola, ero curiosa di vedere una rappresentazione moderna dei “Menecmi” anche per valutare come degli attori del XXI secolo potessero rendere la sua vivacissima creatività lessicale, la sua varietà di metafore e similitudini, i suoi indovinelli; tutti aspetti che possono rivelarsi molto godibili ma che, se trasposti in modo erroneo, rimangono ancorati ad un passato per noi indecifrabile. La compagnia del Teatro Europeo Plautino ha saputo felicemente conciliare il testo originale del II secolo a.C. con elementi dal gusto moderno, generando in noi la stessa ilarità che avrebbe pervaso il pubblico romano.A questo proposito, ci sono stati anche riferimenti alla letteratura italiana, ovviamente di molto posteriori all’opera. Ad esempio, riferendosi al lupanare in cui Menecmo I si accingeva ad entrare, il servo Messenione cerca di dissuaderlo con fare melodrammatico dicendo:“Su quell’insegna non c’è scritto ‘LUPANARE’, ma ‘LASCIATE OGNI SPERANZA VOI CHE ENTRATE’!”. Si tratta palesemente di una citazione dalla “Divina Commedia” di Dante Alighieri. In altre circostanze, avrei pensato che questo richiamo adulterasse la commedia originale, che la privasse del suo valore estrapolandola dall’epoca in cui era stata scritta. Al contrario, in questo caso ho trovato questa e altre citazioni molto opportune e credo anzi che abbiano conferito un maggiore dinamismo alla commedia. L’aspetto più importante dell’opera è infatti rimasto: il lirismo comico caratteristico dell’autore latino, che (come ricorda il bravo Eduard Fraenkel nel suo libro “Elementi plautini in Plauto”, Firenze 1960) ben si interseca con i modelli greci ai quali egli si è ispirato. Grande capacità recitativa e giocosa resa del testo originale: questi sono gli elementi che hanno riportato in auge un Plauto più che mai moderno e dilettevole.

Commento di Leonardo Carniato

Prima di assistere alla rappresentazione teatrale io e i miei compagni di classe abbiamo avuto modo di leggere, sotto indicazione del professor G. Millino, alcuni passi della commedia plautina, pertanto avevamo già idea di che cosa saremmo andati a vedere. Gli attori hanno saputo interpretare molto bene il ruolo dei personaggi, che sono stati ampiamente applauditi. I costumi dei personaggi erano molto semplici, ma allo stesso tempo ridicoli, come nel caso di “Cilindro”. La scenografia non era troppo articolata, consisteva nell’immagine essenziale della casa, mettendo in evidenza soltanto la porta, resa con una tenda. I dialoghi erano molto divertenti, perché sapevano attrarre l’attenzione del pubblico senza essere troppo volgari. Il registro linguistico da loro usato era un misto tra alto e basso, inserendo molto spesso dialettismi siciliani e romagnoli. Il passaggio da una scena all’altra era molto efficace, talvolta abbassando le luci, talaltra mettendolo in evidenza sul lato comico. Molto divertenti sono stati gli intermezzi musicali, dal carattere scherzoso e comico, che hanno saputo coinvolgere il pubblico. Riprodurre in scena una commedia adatta ad un pubblico del II sec. a.C., non dev’essere stato affatto facile, ma la compagnia teatrale “Teatro Europeo Plautino” ha saputo mettere in scena questa commedia con elevata maestria. Lo spettacolo mi è piaciuto molto, e ha saputo non farmi distrarre neanche per un secondo. Davvero complimenti agli attori.