QUANDO I DIRITTI UMANI NON VENGONO RISPETTATI

Alessandra Artusi/ febbraio 29, 2016/ Agorà, Il nostro angolo

2929Di Alessia Ferrara, Tommaso Rigoni , Andrea Peruzzo, Carlotta Zaramella – 4H Scientifico

Nella Costituzione Italiana i diritti umani sono riconosciuti e ciò significa che la Repubblica garantisce ai suoi cittadini la tutela dei diritti naturali dell’uomo e si impegna a contrastare ogni loro violazione.

Confrontando tra loro alcuni articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e della nostra Costituzione del 1948, sarà addirittura possibile osservare come il nostro corpo di leggi abbia non solo anticipato i contenuti della Dichiarazione, ma li enunci in modo più completo e specifico. La Dichiarazione in sé non ha valore giuridico ma le Costituzioni a essa ispirate sono alla base della giurisdizione delle nazioni.

Ad esempio, l’articolo 3 della Dichiarazione, definito “della radice” poiché fissa dei diritti assoluti, fondamentali e indispensabili per il rispetto della dignità umana, recita: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”. Il diritto alla vita è infatti collegato al diritto alla sicurezza e alla libertà: triade vitale e come tale indissociabile.Diritti asilo

Nell’art. 27 della Costituzione italiana si può leggere invece: “La libertà penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte.”

La Costituzione italiana riprende il tema della libertà, analizzandolo qui anche sotto un punto di vista prettamente giuridico. Stabilisce che non è permessa alcuna forma di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà dell’individuo, se non per atto motivato dell’Autorità Giudiziaria. La legge tutela quindi i cittadini affinché non subiscano ingiustizie e violazioni di alcun genere. Giustamente osservava Sandro Pertini: “Non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà”.

Purtroppo però questo diritto non è universalmente rispettato. Esempi lampanti sono quelli di tre iraniani: Hossein Rajabian, regista, Mehdi Rajabian (fratello di Hossein) e Yousef Emadi, musicisti.

Nell’aprile 2015 questi tre artisti sono stati condannati a sei anni di carcere, al termine di un processo durato tre minuti, per “insulto alle figure sacre dell’Islam”, “propaganda contro il sistema” e “attività illegali nel campo degli audiovisivi”. Le accuse nei loro confronti derivano da un film di Hossein Rajabian sul diritto delle donne al divorzio e dalla diffusione, ad opera di Mehdi Rajabian e Yousef Emadi, di musica prodotta da artisti iraniani all’estero, contenente, in alcuni casi, testi politici o su argomenti tabù.

I fratelli sono stati colpiti con le pistole taser, picchiati e torturati con scariche elettriche. In nessuna fase, dall’arresto al processo d’appello, i tre artisti hanno avuto assistenza legale. Dov’è la giustizia che dovrebbe essere garantita dalla Dichiarazione? Dov’è l’umanità delle guardie carcerarie e dei tribunali? Se solo pensiamo al fatto che questi uomini sono stati condannati per aver espresso la loro opinione, possiamo avvertire l’ipocrisia di uno stato, che ha sottoscritto tale Dichiarazione, ma che non ammette idee diverse da quelle “tradizionali” e dove l’uomo non ha la piena libertà di cui deve godere.

Un’altra violazione che oggi è purtroppo all’ordine del giorno è quella che mina la validità dell’articolo 14 della Dichiarazione: l’articolo infatti afferma che “ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite”. Nella nostra Costituzione l’art. 10 affronta la medesima questione, asserendo che “lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici”. Ma, come ben sappiamo, anche tale diritto non è tutelato sempre e ovunque.

Emblematico è il caso di Aylan Kurdi, bambino di soli 3 anni, il cui corpo è stato ritrovato senza vita sulla spiaggia di Budrum in Turchia. La foto del piccolo Aylan ha fatto il giro del mondo e ha suscitato grande commozione. La sua famiglia, di origini curde, aveva deciso di fuggire dalla propria città per trovare rifugio in un luogo sicuro, dopo che il Canada aveva respinto la domanda di asilo. In un viaggio verso la speranza da Kobane a Kos, Aylan e i suoi genitori si sono visti portar via ogni possibilità di ricominciare una vita migliore a causa del naufragio del barcone su cui viaggiavano e dei mancati soccorsi a destinazione.

Tutti sono a conoscenza dei motivi che spingono migliaia di persone a lasciare il proprio Paese per una nuova vita, libera da persecuzioni e guerre, ma nessuno sembra preoccuparsi troppo di trovare una soluzione duratura e efficace. Al contrario, alcuni stati, come l’Ungheria, hanno nuovamente eretto barriere di filo spinato e istituito le frontiere per impedire il passaggio ai migranti. Attualmente, più di diecimila persone, tra cui molte donne e bambini, sono ammassate a Idomeni, in Grecia, nei pressi del confine con la Macedonia, con la speranza di superare le frontiere per vivere lontane dai soprusi del loro paese d’origine.

Accoglienza e solidarietà suonano come vane parole di fronte alla paura atavica di invasioni di masse di disperati, che rischiano di modificare gli equilibri economici e sociali del paese di arrivo, e che sono visti come portatori di miseria, malattie, delinquenza.

È necessario che i governi si impegnino a rispettare la Dichiarazione che hanno sottoscritto per evitare che la dignità umana venga calpestata e che la libertà venga negata. Purtroppo, secondo gli ultimi rapporti di Amnesty International, le violazioni dei diritti umani sono in costante aumento e la causa sarebbe da ricercare soprattutto nella parola “intolleranza”. L’intolleranza infatti è spesso all’origine di razzismo, guerre e sopraffazioni. Finché non vedremo eliminata questa piaga sociale dalla faccia della Terra, i diritti dell’uomo non saranno mai riconosciuti universalmente e invece di migliorare ed evolversi l’umanità non potrà fare altro che regredire.