Focus

TORNIAMO ALL’ ‘800: LA DONNA DANNUNZIANA

di Rachele Maggiò – V C Classico

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È molto difficile parlare dei diritti delle donne o delle donne in generale al giorno d’oggi, perché vi sono troppi stereotipi che andrebbero “smontati”. La realtà è solo una: la donna della nostra epoca viene vista fragile, in qualsiasi campo; ma perché non si può tornare alla donna dannunziana?

Infatti Gabriele D’Annunzio aveva le idee sì contorte sulle donne, ma per certi aspetti molto corrette. Gabriele D’Annunzio è stato sicuramente uno dei più grandi scrittori che non venne  condizionato da alcuna donna in particolare. D’Annunzio amava le donne, e amava cambiarne giorno dopo giorno – infatti ben poche lo hanno colpito. Condizionando anche l’epoca, D’Annunzio diede il via a una visione completamente diversa dalla precedente sulla donna (la ritroviamo solo in alcuni tratti della Roma del III secolo): la donna come essere superiore. Dicendo questo, D’Annunzio intendeva farci interpretare non tanto la superiorità della donna seduttrice, quanto la fragilità dell’uomo sedotto; un uomo che viene sconvolto dalla vita (principalmente politica) e si abbandona alla seduzione della donna. In questo modo la donna si sente prescelta, anche se ciò comporta una specie di distruzione. Possiamo notare questo particolare tipo di donna nel libro “Il trionfo della morte” di D’Annunzio, nel quale la donna è vista come una seduttrice, e al tempo stesso una distruttrice –con ciò possiamo definire la visione della donna di D’Annunzio come una “femme fatale”. D’Annunzio aveva anche abilità nel rapportarsi con le donne: sapeva come elogiarle, sapeva come sussurrare nelle loro orecchie parole che volevano sentire, e riusciva a rendere la donna un qualcosa di divino – per esempio nella poesia de “La pioggia nel pineto”, dedicata ad Ermione.  Tra le poche donne che hanno colpito D’Annunzio sicuramente troviamo Barbara Leoni. Era una donna  irresistibile, provocante, una donna che trasporta un uomo anche dove non vuole essere trasportato – infatti la sua figura sarà la protagonista e la musa per il Vate ne “il trionfo della morte”- e con lei D’Annunzio ha avuto una delle sue storie più durature e travolgenti. Non dimentichiamo, però, Eleonora Duse, con cui intrattenne anche importanti legami lavorativi in ambito teatrale.  Da ciò emerge dunque che nell’800 non c’era lo stesso ideale di donna. La donna era elogiata, mentre ora la donna è molto spesso solo un grandissimo stereotipo, la donna è denigrata, – ad esempio nello sport sembra che abbia meno possibilità, quando invece quasi tutti gli sport hanno una sezione maschile ed una femminile – e la donna è maltrattata dall’uomo – visto che la percentuale della violenza tra fisica e psicologica è più alta dalla parte della donna verso l’uomo. Quindi, dovremmo forse tornare a quella mentalità, quella dell’Ottocento, in cui, per quanto la donna possa sembrare fragile, poteva sconvolgere la vita dell’uomo.