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Nov 12 2016

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NON PERDIAMO LA FEDE NELLA DEMOCRAZIA

So he won. The nation takes a deep breath. Raw ego and proud illiteracy have won out, and a severely learning-disabled man with a real character problem will be president.

Inizia così l’articolo in cui Garrison Keillor, autore e umorista del Washington Post, espone le sue riflessioni sull’imprevista vittoria di The Donald. “Un ego grezzo e un orgoglioso analfabetismo hanno vinto, e un uomo con serie difficoltà di apprendimento e un effettivo problema caratteriale sarà presidente”.

È facile lasciarsi andare a considerazioni esagerate, data la portata storica dell’elezione di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti: dal “Renzi finito” di Renato Brunetta, capogruppo FI alla Camera dei Deputati (cui risponde il vicesegretario PD Lorenzo Guerini: “Brunetta, diciamo così, incolperebbe Renzi di qualsiasi cosa succeda su questo pianeta”) ai neoiscritti all’Internazionale trumpista, da Beppe Grillo (“Questo è un vaffa… generale, un VDay pazzesco”) a Matteo Salvini.

Il problema, ricorda Keillor, è che a questo punto “noi élite liberali siamo rottami”. E il vento trumpista non ha colpito soltanto i liberali americani: giungerà altrettanto sferzante sino nella nostra Europa (già se ne vedono i primi effetti), dando forza a quel populismo e a quell’antipolitica che sono un cancro della democrazia.

Noi, che alla politica crediamo davvero, noi, che finiamo per essere identificati con “gli intellettuali radical chic”, i “personaggi da salotti televisivi”, anche se, magari, intellettuali non lo siamo proprio, tendiamo a guardare al declino della politica tradizionale con timore e con un certo disprezzo per il nuovo che giunge. Come evidenziato da Ezio Mauro, c’è l’impressione che i valori della democrazia novecentesca non siano sopravvissuti indenni al cambio di secolo: noi siamo i nostalgici, quelli rimasti indietro. La politica come la intendiamo noi ha finito per lasciare fuori qualcuno, e questi forgotten (i bianchi poco istruiti del Midwest per gli Stati Uniti, il ceto medio impoverito e ripiegato sul nazionalismo xenofobo per l’Italia) ora hanno fatto sentire la propria voce. Non dobbiamo pensare che sia un fenomeno passeggero.

Se davvero non siamo radicali salottieri, dovremmo comprendere che il punto è proprio questo: la politica tradizionale ha troppo spesso perso il contatto con i cittadini. Che fare? Non si può soltanto gridare allo scandalo per i toni dell’antipolitica e rinchiudersi dietro i vecchi schemi di una vecchia democrazia. Il nuovo politico, se davvero vuole porre un argine al populismo, deve ripartire dalla strada, dalla gente comune; parliamo un po’ meno di banche, vincoli, manovre economiche… questioni importanti, certo, ma fino a un certo punto; ora bisogna ricreare un legame sincero con i cittadini.

E soprattutto, evitiamo di prendere dagli intellettuali da salotti televisivi il peggiore dei vizi: quello secondo cui la democrazia “va bene soltanto quando va bene a me”. Non possiamo in alcun modo permetterci di affermare alcunché sulla capacità del popolo votante di compiere le scelte giuste. Certo, è verosimile credere che gli americani abbiano agito contro il loro interesse, ma è la loro scelta e dev’essere rispettata in quanto tale. Non permettiamoci mai, come invece lo stesso Trump aveva fatto prima dell’elezione, di criticare i processi democratici. Mai.

democrazia

Permalink link a questo articolo: http://istitutobrunofranchetti.gov.it/giornalino/archives/6701

2 comments

  1. Giorgio

    Definire fenomeni di forte malessere come malattia della democrazia è un insulto alla democrazia stessa. Se poniamo come principio della democrazia il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni non vedo perché dovremmo demonizzare ciò che “non piace”. Una democrazia matura e sana sa affrontare qualunque sfida. Probabilmente è la democrazia a non essere in buona salute o inadeguata a leggere i tempi. Come dice bene l’articolo se la democrazia “va bene soltanto quando va bene a me”, non è democrazia. La soluzione è sempre la solita: studiare, informarsi e sviluppare una coscienza critica. Le idee vanno confrontate con le idee, ogni altro mezzo che non segua le regole democratiche è, logicamente, antidemocratico.

  2. danielab

    Caro Marco, mi piacerebbe leggere da te e dai tuoi giovani compagni che cosa dovrà fare l’élite liberal americana per i prossimi 4 (o 8) anni che non sia :

    1) coltivare pomodori biologici e/o godersi il profumo delle rose
    2) passeggiare e/o viaggiare
    3) leggere Jane Austen
    4) bere birra artigianale, ecc…

    mentre succede quello che succede in questo nostro mondo.

    Grazie per i tuoi contributi che leggo sempre volentieri.

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