«

»

Dic 19 2016

Stampa Articolo

RISPOSTA ALL’ARTICOLO SULLA «FIGURA DI MARIA DA UN PUNTO DI VISTA EVANGELICO»

Premessa. Questo articolo non ha alcuna intenzione polemica, userà i termini “spirito ecumenico” e sarà scritto il più possibile in forma divulgativa (pare che non vi siano ulteriori requisiti per essere considerati imparziali…). E, sulla scia del dialogo tra Chiesa Cattolica e mondo luterano, anch’io, come ha più autorevolmente ricordato chi ha scritto prima di me, condivido alcune posizioni della mia “controparte” religiosa, pur rimanendo scettico su varie altre.

Ora, sia ben chiaro che l’argomento religioso, in un organo di stampa studentesca, è effettivamente un problema, per quanto l’articolo cui rispondo sostenga il contrario: è inevitabile urtare l’altrui sensibilità, nel farsi latori di una posizione teologica senza prevedere a priori un dibattito che contempli anche quelle differenti. Si finisce per prendere una parte, e questo il nostro giornalino non può permetterselo.

E, nonostante la dicitura “spirito ecumenico”, quel pezzo è (cito il giudizio datomi da un esperto di teologia di cui per opportunità non cito il nome) “un tipico articolo di teologia luterana. Certo è difficile definire ecumenico un articolo che non riconosce i dogmi cattolici”. A ciò si aggiunga che “la chiara impostazione che nega il valore della libertà umana e quindi qualsiasi merito personale” è ripresa soltanto dalle posizioni protestanti.

Non citerò Lutero, che dichiaro candidamente, da studente di II Liceo, di non conoscere; riconosco, anzi, la superiore competenza in materia di teologia, anche cattolica, di chi mi ha preceduto. Ciò che so è quanto ho potuto evincere dai Vangeli e dalla bolla papale Ineffabilis Deus di Pio IX (1854).


Luca 1,41-42 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”

Il dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato soltanto nel 1854, è frutto di una plurisecolare tradizione di discussioni teologiche, che affonda le proprie radici ancora nel Medioevo. Il culto dell’Immacolata è tuttavia ben precedente e radicata nella comunità cristiana sin dai tempi più antichi, come testimoniato dalla costituzione apostolica Sollicitudo omnium ecclesiarum di Alessandro VII (1661). La ricorrenza, d’altra parte, fu istituita già da Sisto IV (il Papa della Cappella Sistina), con la bolla Cum Proeexcelsa del 27 febbraio 1477, ed è da allora fissata all’8 dicembre.

Si giunse alla teorizzazione del dogma per rispondere alle posizioni eterodosse dei filosofi illuministi e positivisti, sostenitori del “mito del buon selvaggio”: l’uomo – argomentavano – sarebbe per sua natura buono e sarebbero le strutture sociali a rovinarlo. La posizione della Chiesa è opposta: se soltanto la Vergine Maria è concepita immacolata, gli altri uomini nascono evidentemente macchiati dal peccato.

Ciò, comunque, non spiega perché ella, invece, dovrebbe essere differente. Ebbene, se Gesù Cristo, Verbo incarnato, è vero Dio e vero uomo in un’unica natura divina (così predica il Catechismo), non si può pensare che Egli, somma perfezione e purezza, abbia ricevuto la natura umana da una creatura toccata dal peccato e sottoposta, pertanto, alla tentazione del Maligno.

Gli stessi Padri tridentini, quando promulgarono il decreto dogmatico sul peccato originale, stabilirono che tutti gli uomini nascono affetti dal peccato originale e che tuttavia si dovesse escludere al riguardo la Vergine Maria: “6. Questo santo Sinodo dichiara tuttavia, che non è sua intenzione comprendere in questo decreto, dove si tratta del peccato originale, la beata ed immacolata vergine Maria, madre di Dio, ma che si debbano osservare a questo riguardo le costituzioni di Papa Sisto IV38, di felice memoria, sotto pena di incorrere nelle sanzioni in esse contenute che il Sinodo rinnova.” (Decreto sul peccato originale, sulla giustificazione e canoni sulla giustificazione, Sessione V del Concilio di Trento, 17 giugno 1546).

La bolla del 1854 argomenta inoltre sulla base di Genesi 3,9: “Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe”; questa frase costituirebbe una sorta di proto-vangelo, che prefigurerebbe la figura di una donna nemica del peccato e che quindi non ne comparteciperebbe. Caratteristica, questa, comune anche alla sua stirpe e dunque alla natura umana di Cristo, pura e unita ipostaticamente a quella divina.

La Chiesa, e così io, crede nel libero arbitrio, non assegnando alla Grazia divina la medesima importanza del mondo protestante. All’etica della predestinazione di matrice agostiniana, secondo cui è Dio a scegliere, per un gratuito atto d’amore, di salvare qualcuno (e di lasciare, quindi, qualcun altro a sprofondare nel peccato, in quanto l’umanità sarebbe massa damnationis), il cattolicesimo oppone la possibilità per ciascuno di essere salvato, secondo la propria fede e le opere che compie.


Conclusione. Noto soltanto ora che non ho scritto “spirito ecumenico”. Poco male: non ve n’era nell’articolo cui rispondo, non ve n’è qui. Quello era uno scritto teologico, questo apologetico.

Permalink link a questo articolo: http://istitutobrunofranchetti.gov.it/giornalino/archives/6959

2 comments

  1. Giorgio

    Grazie per la risposta Marco… che è ovviamente coerente, legittima e lecita, alla quale non controbatto in quanto pone sul tavolo ciò che stiamo discutendo da cinque secoli. Importante è mettarla sul tavolo, per potere avere argomenti validi sul quale confrontarsi.

    La scuola è luogo di confronto per eccellenza, deve insegnare a pensare, ragionare e apririsi ai problemi. Tutti gli argomenti sono leciti se svolti con fonti e correttezza. Il giornalino, una volta (quando era solo VOCE DEL BRUNO, ma anche subito dopo l’accorpamento), aveva proprio una sezione chiamata AGORA’ dove si discutevano problemi dibattuti… con la nuova formula la sezione è rimasta, ma tace: vostra legittima scelta. Ora io e Marco l’abbiamo rimessa in moto… spero costruttivamente. Ricordiamo le «Quaestiones Disputatae» medievali dove gli studenti sollevavano le obiezioni a un tema, spesso al limite dell’eresia, ma ciò era lecito in quanto parte integrante del cammino di studio. Persino Tommaso d’Aquino subì condanne per le sue tesi, da parte di tribunali troppo zelanti… e ancor più Lutero venne frainteso quando presentò le 95 Tesi, che altro non erano che «Quaestiones Disputatae», che sarebbero dovute essere discusse in ambito accademico.

    Tornando alla risposta di Marco, trovo stonata la conclusione: «non ve n’era [spirito ecumenico] nell’articolo cui rispondo, non ve n’è qui. Quello era uno scritto teologico, questo apologetico».

    Intanto, entrambi gli scritti potrebbero essere considerati apologetici e teologici [a parte il fatto che i due termini, a rigore, non sono in opposizione], quindi la contrapposizione logica è solo nelle tesi. Appunto qui sta il nodo. Mai sentito parlare di dialettica? Due tesi opposte si incontrano per sfociare in una sintesi. E’ lecito affermare la propria idea e difenderla, quindi non vedo problemi a discutere, e la discussione è il sale dell’ecumenismo. Cosa è l’ecumenismo? Forse il rinunciare alle proprie convinzioni annacquandole? Credo proprio di no. Per me significa incontrarsi, ognuno con le proprie idee, ma cercando di camminare assieme. Ecumenismo è CONOSCERE i rispettivi punti di vista (chiamiamoli anche dogmi). Non serviva un esperto per scoprire che si trattava di un «articolo di teologia luterana», è dichiarato sin dal titolo e in ogni paragrafo…

    L’argomento comunque fu fortemente dibattuto e mi limito a citare il più importante dottore della Chiesa: San Tommaso d’Aquino. Quando si trova negli scritti dell’aquinate che “Maria fu concepita nel peccato originale/Contraxit originale peccatum” (S. Th., III, q. 27, a. 2, ad 2) la teologia cattolica sottolinea, giustamente, che bisogna sempre ricordarsi che per Tommaso il concepimento del corpo ha una priorità cronologica e non ontologica di 40/80 giorni sull’animazione o infusione dell’anima razionale nel corpo umano (come si pensava al tempo). Perciò la frase potrebbe essere intesa nel senso che quando il corpo di Maria fu concepito era ancora strumento di trasmissione del peccato originale e che solo con l’infusione successiva dopo 40/80 giorni dell’anima nel corpo, essa fu preservata dal debito di colpa, che avrebbe dovuto contrarre in quanto figlia di Adamo. Ma Tommaso d’Aquino non ha esplicitato questa distinzione nel periodo intermedio del suo pensiero teologico sulla immacolata concezione. Il filosofo considera sottomessa anche Maria alla luce della Redenzione universale di Cristo. Alla base di questo, studiosi tomisti successivi, considerano compatibile il pensiero di Tommaso con, l’immacolata concezione di Maria. Ma è chiaro che è un sofisma, la questione è meramente filosofica. Per Tommaso, in estrema sintesi, Maria nello stesso istante cronologico fu formata quanto al corpo, fu informata poi dall’infusione dell’anima razionale e fu infine santificata; è una distinzione tra ordine cronologico o di tempo e ordine ontologico o di natura e valore. Per l’aquinate Maria prima (cronologicamente) fu concepita e animata e poi (ontologicamente) fu santificata. Tutto ciò nulla toglie o aggiunge alla grandezza e all’esclusività della figura di Maria, in quanto fu, in un modo o nell’altro, “colmata” di Grazia.

    E sulla figura esemplare di Maria, mi duole che non abbiate gustato la bellezza del Commento al Magnificat di Lutero, apprezzato da sacerdoti e teologi cattolici che ho avuto l’onore di conoscere. Vi invito a leggerlo… ne rimarrete sorpresi.

    La scarsa conoscenza teologica in Italia è notoria, rimanendo solo nell’ambito cattolico, figuriamoci poi se parliamo di protestantesimo. Piaccia o meno il Cristianesimo, la sua Riforma e la sua Controriforma, hanno forgiato il pensiero europeo… Studiare, per rimanere nella filosofia, Cartesio, Leibniz, Pascal, Kant, Hegel, Kierkegaard e persino Nietzsche senza conoscere il Cristianesimo (in tutte le sue forme), se mi permettete è limitante.

    Vorrei discutere sulla parziale, e stereotipata, concezione di “libero arbitrio” e “volontà” che si ha sui protestanti [Lutero parla di Servo Arbitrio e Noluntas], ma non è il caso di rubare ulteriore spazio, se siete interessati, rimando ad un mio scritto pubblicato altrove: http://bit.ly/2h3LEAh

    Lo scopo, fortemente frainteso, del mio articolo era semplicemente quello di stimolare a conoscere, mica ad approvare, un punto diverso, ma, anch’esso, fondamentale nella storia d’Europa. Pensavo che in una scuola di matrice umanistica avrebbe potuto portare ad un sereno confronto.

    Ha prevalso, purtroppo, l’interpretazione polemica e me ne dispiace, ma, ripeto, per l’ennesima volta, non era la mia intenzione. Chi mi conosce, sa quanto sia lontano dalla sterile polemica fine a se stessa. Ho sempre scritto, a cadenza annuale, un articolo di carattere religioso, citando sempre chiaramente la mia posizione.

    Insomma, è così che ci prepariamo nel 2017? Io lo festeggerò assieme a dei sacerdoti cattolici, giusto per dire.

    Chiudo ricordando, nuovamente, la dichiarazione di Lund (del 31 ottobre 2016, Festa della Riforma) sottoscritta da Papa Francesco che invita alla conoscenza reciproca e al confronto culturale, oltre che spirituale: “Cattolici e luterani abbiamo cominciato a camminare insieme sulla via della riconciliazione. Ora, nel contesto della commemorazione comune della Riforma del 1517, abbiamo una nuova opportunità di accogliere un percorso comune, che ha preso forma negli ultimi cinquant’anni nel dialogo ecumenico tra la Federazione Luterana Mondiale e la Chiesa Cattolica. Non possiamo rassegnarci alla divisione e alla distanza che la separazione ha prodotto tra noi. Abbiamo la possibilità di riparare ad un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno impedito di comprenderci gli uni gli altri“.

    Ultimissima cosa: il volume del teologo cattolico Walter Kasper, MARTIN LUTERO – Una prospettiva ecumenica, Queriniana, 2016, aiuterà meglio a comprendere lo stato della questione.

    EPILOGO ECUMENICO… A pensarci bene la questione della Immacolata Concezione risulta un falso problema e non è divisiva. Un protestante potrebbe addirittura vederla come un esempio massimo di Grazia Irresistibile, ossia quando lo Spirito Santo opera ed elegge ad una speciale chiamata (Beruf) che inevitabilmente conduce alla salvezza… nel caso di Maria la chiamata fu immediata, incondizionata, irresistibile e fondata sulla sovrana volontà di Dio. Pace…

    UN SINCERO AUGURIO PER UN SERENO NATALE, vissuto in tutta la sua Pienezza
    .


    Come ultimissima nota, condivido questo interessante ed autorevole studio cattolico che dovrebbe porre fine alla discussione.

    “La grazia giustificante irrompe nella vita di ogni essere umano in maniera inaspettata, per trasfigurare progressivamente la creatura a immagine dell’Uomo nuovo. In Maria di Nazareth l’irruzione della grazia accade fin dal concepimento, rendendola santa e immacolata, capace di rispondere all’invito del Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Tutti i cristiani, anche i fratelli delle confessioni originatesi dalla Riforma, possono rimirare in Maria il paradigma e la manifestazione dell’iniziativa sovrana e misericordiosa del Dio di Gesù Cristo”.

    Giuseppe Forlai, L’irruzione della grazia. Per una rilettura ecumenica del dogma dell’Immacolata, San Paolo Edizioni, 2010, 522p.

    Giuseppe Forlai è presbitero della diocesi di Roma. Ha insegnato mariologia presso la Facoltà Teologica del Triveneto, la Pontificia Facoltà Teologica Seraphicum e teologia spirituale presso la Scuola di Teologia per Laici dell’ISSR Ecclesia Mater di Roma. Attualmente è docente incaricato di mariologia presso la Pontificia Università Gregoriana. È membro dell’Associazione Mariologica Interdisciplinare Italiana (AMI).


  2. Giorgio

    Pietro Ferrazzi, 4A (scientifico) invia questa ulteriore riflessione, della quale mi congratulo. Gli ricordo solo che il passo del Magnificat è uguale per tutte le confessioni, pertanto sottolineare l’uso della versione Nuova Diodati non è significativo. Per il resto posso essere d’accordo, anzi, lo sono senza dubbio, ricordandogli che, senza saperlo, anche Lutero sarebbe d’accordo con lui. Celebre una sua definizione di Teologia: “Vivendo, immo moriendo et damnando fit theologus, non intelligendo legendo aut speculando”… credo che la traduzione non serva.

    L’IMPELLENZA DI UN VERO “SPIRITO ECUMENICO”

    Da lettore quale sono del Giornalino di Istituto, non ho potuto fare a meno di assistere alla divertente discussione che ha preso il via dalla figura di Maria, madre di Gesù, per giungere poi a trattare temi quali la grazia ed il libero, o servo, arbitrio. Chiamo questa discussione divertente, perché un sorriso mi è stato strappato quando, in nome dello “Spirito Ecumenico”, sono state sventolati, neanche troppo velatamente, gli stendardi del Protestantesimo prima e del Cattolicesimo poi.
    Le posizioni di partenza traspaiono nettamente in entrambi gli articoli: in quello del dott. Ruffa, immediatamente, a motivo del brano del Vangelo di Luca tratto dalla versione tradotta da Diodati, storicamente accolta fondamentalmente dal mondo protestante, successivamente dal lungo soffermarsi sulla dottrina luterana della giustificazione per grazia e dall’accurata critica all’attribuzione di particolari virtù alla madre del salvatore; in quello del mio compagno Marco Visentin a partire dall’incipit ironico, dalla citazione di testi riconosciuti unicamente dalla Chiesa Cattolica e, evidentemente, dall’ammissione, in conclusione, di aver redatto un testo apologetico.
    Tuttavia, due correnti d’origine così diverse creerebbero i presupposti per ottimo confronto permeato di ecumenismo, se non fosse che, entrambi, si impuntano, a mio parere troppo, su valutazioni di tipo teologico sulle quali difficilmente potranno trovarsi d’accordo, date le premesse. Io penso che questo atteggiamento di incontro-scontro non possa portare ad alcun risultato, se non quello di radicalizzazione sulle proprie posizioni.

    A mio avviso, è necessario partire dal presupposto che l’imparzialità non sia un valore a sé stante, ma che anzi sia necessario schierarsi, come ci insegna Dante nel Canto III dell’Inferno, dove, discorrendo riguardo coloro i quali “visser sanza ‘nfamia e sanza lodo” (gli ignavi, v. 36, Inferno, Divina Commedia), li definisce tali che “Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia gli sdegna” (vv. 49-50, Inferno, Divina Commedia). Oltre che essere viziosa, la decantata imparzialità rischia di risultare pretestuosa, nel momento in cui alle parole non seguono i fatti. Per questi motivi, mi è non solo facile, ma doveroso, mettere subito in chiaro che io sono cattolico.
    Nonostante non sia una cosa che vada molto di moda, ma anzi sia spesso motivo di occhiate ironiche (quando va bene) io affermo con forza la mia convinzione che questo nostro mondo sia creazione di un Dio di Misericordia, trino ed unico, come proclamo la sua incarnazione nella Storia in Gesù Cristo, figlio di Santa Maria e San Giuseppe e la sua resurrezione dai morti per la nostra salvezza. Allo stesso modo confido nello Spirito Santo, così ben concettualizzato da Agostino nella comprensione della relazione rispetto alla medesima sostanza. Queste tre figure, costituiscono il fulcro del cristianesimo, e da esse deve avere inizio il nostro confronto, non da altro. Lo Spirito Santo ha parlato per mezzo del messaggio evangelico, ma non lo si può limitare a questo. Mi spiego: se esso è onnipotente, allora dobbiamo ammettere che possa intervenire nella Storia. D’altro lato, la finitezza umana non ci permette di comprendere l’onni-sapienza, se non attraverso essa stessa, e dunque è vano parlarne in questo momento, poiché ognuno di noi rischia di mettere in campo un’esperienza diversa e, dato che essa è necessariamente personale, di sentirsi in dovere di difendere ciecamente la propria tesi, senza rendersi conto che, magari, si stanno contrapponendo due idee sostanzialmente uguali.
    L’unico mezzo che ci rimane, in quest’ottica, è il Vangelo, come ben osservava il dottor Ruffa. Ma attenzione, per aprire il dialogo fondato su di esso è essenziale non allontanarvisi, con la scusa magari di un’astrazione teologica volta a comprendere secondi, terzi e quarti filoni (questo lo potremmo fare poi). Dobbiamo piuttosto partire dall’insegnamento concreto, per il quotidiano, per il particolare: imbastire infinite discussioni teoretiche è tanto facile quanto inutile, se esse non si basano sulle azioni concrete: quanto è orribile il dibattito attuale sui migranti perpetuato dagli pseudo-intellettuali e finti politici, mentre quanto riempie il cuore la presenza di uomini e donne che, sulle nostre coste, salvano ogni giorno questi fratelli disperati! Invece di discutere futilmente, attiviamoci, siamo portatori di pace, testimoni di fratellanza, percorriamo le strade del mondo con il sorriso sulle labbra, la bibbia nella mano destra, il giornale quotidiano sulla sinistra (citando Karl Barth). Dopo il pastore svizzero, un’altra voce ci indica questa strada, ed è quella di Papa Francesco, che nella Lettera Apostolica “Misericordia et Misera” scrive che “la lectio divina sui temi della misericordia permetterà di toccare con mano quanta fecondità viene dal testo sacro, letto alla luce dell’intera tradizione spirituale della chiesa, che sfocia necessariamente in gesti ed opere concrete di carità” (Cap. 7).

    In definitiva, io credo che invece che battibecchi senza conseguenze, sarebbe meglio confrontarsi concretamente, tramite i fatti, attraverso le opere di misericordia, e allora sì, si potrebbe finalmente raggiungere la definitiva comunione del mondo cristiano, il quale, a mio parere, ha ancora molto da dire nella nostra società.

Commenti disabilitati.