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Giu 05 2017

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RECENSIONI DAVID GIOVANI: IN GUERRA PER AMORE- PIF (2016)

Si pubblicano di seguito alcune delle recensioni prodotte dal gruppo di 35 studenti dell’Istituto “Bruno-Franchetti”, membri della Giuria David Giovani, promossa da Agiscuola (Progetto Leoncino d’oro). Dopo aver visto tutti i film italiani programmati durante l’inverno, presso le sale cinematografiche dell’IMG Candiani di Mestre, gli studenti si sono espressi con un proprio voto attribuito al miglior film e scrivendo una propria recensione.

A livello nazionale, il film maggiormente votato e, dunque, risultato vincitore del David Giovani 2017 è stato “In guerra per amore” di Pif, girato a Erice.

La vincitrice del Concorso Giuria David Giovani, Susanna Scagliotti della classe II A classico, ha già proposto a gennaio il testo con cui si è classificata al primo posto: vi invitiamo a rileggerla. Con quel lavoro Susanna si è assicurata (unica per il Veneto) la partecipazione alla Giuria del Premio collaterale al Leone d’oro, Leoncino d’oro, riservato a una giuria di soli giovani, presso la Mostra internazionale di arte cinematografica del cinema di Venezia.

Complimenti a tutti i partecipanti per il lavoro svolto! Ricordiamo che, per molti di loro, l’appuntamento è per fine agosto direttamente al Lido di Venezia, presso la Mostra del Cinema di Venezia, per le attività di Alternanza Scuola Lavoro programmate (coordinati dal personale del Cinit e dalla prof.ssa Artusi Alessandra). Buona lettura!


di Mario Parolari – Classe IV H liceo scientifico

Una storia d’amore ingenua e sincera, che trascende dai canoni stilistici del cinema italiano odierno e ci apre gli occhi sulla storia della Sicilia e dell’Italia intera. “In guerra per amore” è la più recente opera di Pierfrancesco Diliberto (in arte “Pif”),  non-prequel de “La mafia uccide solo d’estate”.

C’era una volta in Sicilia. Il regista-protagonista ci invita a seguire le sue avventure nella duplice ambientazione di una New York dipinta alla Scorsese e la Sicilia rusticana, durante la seconda Guerra Mondiale. Arturo, cameriere emigrato e palermitano come il suo interprete (Pif), decide di sfruttare lo sbarco degli Alleati in Trinacria nel 1943 per trovare il padre dell’innamorata Flora (Miriam Leone) e chiedergli di sposarla. Agli occhi del ragazzo, immerso in un mondo di riti tradizionali strappato ad una novella di Verga, si tratta dell’unico modo per ottenere la mano dell’amata scavalcando l’autorità dello zio di lei, che le sta progettando un matrimonio d’interesse col figlio del boss newyorkese di quartiere.

Giunto in terra natia grazie ad una serie di rocamboleschi eventi, Arturo  si aggira per l’isola totalmente ignaro che il boss newyorkese abbia ordinato al sindaco mafioso locale di eliminarlo, come del fatto che gli americani siano venuti a patti coi mafiosi per avere agevolazioni di guerra in cambio di favoreggiamenti governativi. E’ così che le trame della dolce tela tessuta da Diliberto si incrociano e si spezzano grazie alle relazioni tra i personaggi dinamici sullo sfondo di un inquietante evento storico.

Il testimone. I personaggi creati di Pif agiscono nel contesto rusticano sempre più spaesati, in una continua lotta tra caratteri arcaici siciliani e fortissimi contro-stereotipi celati di un mondo americano ingenuo e superficiale. Ce lo dimostra l’illustre generale Patton, palesemente dipinto  in una scena come un patteggiatore irresponsabile e fortunato, antipode del grande stratega militare che è da sempre considerato. Il punto d’incontro tra due poli culturali opposti è rappresentato dal rapporto fra Arturo e  il luogotenente Philip Catelli. L’agente OSS italoamericano, non potendo rimanere a lungo testimone degli scellerati accordi tra mafia ed esercito “liberatore”, si trasforma nella figura matura che fa cadere il protagonista dal mondo delle nuvole aprendogli gli occhi sulla sconcertante realtà. Allo stesso modo in cui Francesco, giovane giornalista anti-mafioso de “La mafia uccide solo d’estate”, istruisce il giovane Arturo all’impegno civile e giornalistico contro la criminalità organizzata, Catelli passa il testimone della chiave storica del film al sempre ingenuo Arturo (e agli ingenui spettatori?): durante l’operazione “Husky” i militari americani hanno favorito la rinascita delle associazioni mafiose nel territorio italiano in cambio di temporanei accordi militari. I rapporti ufficiali dell’epoca vengono mostrati con i titoli di coda di una bella storia che scuote la morale dello spettatore, ormai consapevole che non si tratta di un semplice film d’amore.

Il divertimento è una cosa seria. “In guerra per amore” è un film ribelle. Come  pochi altri film italiani del nuovo decennio, ha avuto  il coraggio di rompere le tre unità aristoteliche (luogo, tempo e azione) presentando una trama storica originale, raccontando un’avventura divertente con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica e puntare il dito contro il modello sociale americano a cui oggi ci ispiriamo. Probabilmente solo Pif poteva riuscirci bene, perché il suo stile semplice e divertente cattura le masse desiderose di ridere e le lascia pensanti ma divertite.

Il messaggio finale del film è chiaro e attuale. Per dirla alla Woody Allen: “Il mondo è diviso in buoni e cattivi. I buoni dormono meglio la notte, i cattivi se la spassano meglio di giorno”.


di Caterina Pavanati – Classe IV I scientifico

Seconda guerra mondiale, sbarco degli americani in Italia, più precisamente in Sicilia. Tra i soldati sbarcati c’è anche Arturo Giammarresi (Pierfrancesco Diliberto), siciliano che vive in America arruolatosi solo per chiedere la mano di Flora (Miriam Leone), al padre di lei che era rimasto in patria.

Gli americani si insediano con facilità appoggiandosi alle famiglie più potenti del luogo al cui capo c’è Don Calò (Maurizio Marchetti), un mafioso che aveva contatti anche SUL suolo americano.

La comicità di questo film anche se sembra scontata ed evidente in alcuni passi è molto sottile e viene fatta trasparire non solamente dalle battute degli attori ma anche dalle situazioni paradossali che il protagonista si trova ad affrontare.

Il film non serve solamente a strappare una risata allo spettatore ma anche a farlo riflettere. Nella prima parte del film non si percepisce molto questa punta di serietà, dato che gli eventi devono ancora prendere forma. Il regista ha creato una situazione di tensione e di dubbio che sale durante tutta la durata del film che è indotta da piccoli accenni, quasi distratti, al mondo della mafia. Solo alla fine ci si rende veramente conto di ciò che è avvenuto durante tutto il film, proprio mentre il nuovo sindaco di Crisafulli fa un discorso per la sua nomina.

Nel complesso il film è piacevole e coinvolgente, non solo per la trama che, anche se poco pesante, riesce a passare contenuti molto seri, ma anche per l’ambientazione storica che, tramite scene comiche e divertente, riporta fatti realmente avvenuti che hanno segnato profondamente il nostro paese.

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