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Giu 05 2017

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RECENSIONI DAVID GIOVANI: FAI BEI SOGNI – M. BELLOCCHIO (2016)

di Pietro Munari – Classe IV E scientifico

Il film “Fai bei sogni” di Marco Bellocchio, tratto dall’omonimo romanzo di Massimo Gramellini, si innesta armoniosamente nel percorso evolutivo della carriera del regista, raccogliendo il guanto di sfida di un tema quantomai sconvolgente per l’animo umano, costantemente trattato nel film con la consapevolezza dell’aporia concettuale necessaria a indagarne le sfaccettature più recondite e affascinanti.

La storia di Massimo, che perde la madre a nove anni e non ha alcun rapporto con il padre, è il racconto di una crescita difficile, senza affetto e decisamente tormentata dal dramma adolescenziale non superato per impossibilità, ma anche inconscia decisione.

Infatti, alla morte di quello che a tutti gli effetti era il suo unico, saldo punto di riferimento, avviene un processo entusiasmante e allo stesso tempo devastante per la sua individualità: il giovane insieme al suo dolore è come se aprisse una finestra al manifestarsi in lui anche di quello materno, trascendendo unicamente il proprio punto di vista ed entrando in una comunione con la spiritualità della defunta talmente intensa da rimanere celata allo stesso protagonista, che non la distingue da se stesso.

La riflessione sul senso del dolore viene ora a strutturarsi con il contemporaneo distacco del ragazzo da una realtà che diventa quasi paradossale e innaturale, la cui stessa sincera esperibilità diventa fonte costante di dibattito interiore, la traslazione del vero quotidiano e del soggettivo in un vorticoso ribaltamento dei piani, ombreggiato d’ apatia.

La narrazione, nella sua essenzialità espressiva, è strutturata particolarmente e si completa a vicenda con una ponderata scelta alternante di primi piani e inquadrature “lunghe”, come anche con la decisa variazione di colori caldi e freddi.

Il sapore di totale stravolgimento e devastazione operati dall’accaduto nella persona di Massimo -e non solo nel ragazzo, come l’ autore è desideroso di mostrare- pone la ricerca dello scavo interiore come fondamentale e sottolinea il marcato soggettivismo, incontestabile, una volta posti di fronte alla questione del male.

Ora il finale può apparire sotto luci anche molto divergenti tra loro e ognuno può sentirsi  maggiormente incline a condividerne una certa interpretazione piuttosto che un’altra; certo è che riassume compiutamente e fattivamente il limite sottilissimo esistente in questi casi tra sopravvivenza resa possibile dalla forza infusa dal ricordo e masochismo morale. Perché se è vero che “parva leves capiunt animos”, molto spesso le questioni più impegnative rendono un’opera altrettanto utile e preziosa.

 

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