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Nov 12 2017

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WHERE’S THE REVOLUTION

di Alice Montagner, II B Classico

Il 1917 fu l’anno che mise fine a un impero secolare, generò due rivoluzioni, inaugurò l’era del comunismo, cambiando irrevocabilmente il corso della storia della Russia e del mondo intero.

Un secolo dopo, l’Occidente ricorda con libri, documentari, conferenze (lo stesso gruppo musicale Depeche Mode quest’anno ha rilasciato, come primo singolo dell’album Spirit, una canzone intitolata Where’s The Revolution) gli eventi che videro il 1917, in pochi mesi, passare dall’abdicazione dello zar Nicola II al primo governo comunista al mondo. Un secolo dopo, il Cremlino sembra indifferente, al punto che il portavoce Dmitrij Peskov, il 7 novembre, ha affermato «Spiegatemi, cosa c’è da celebrare?».

Nel 2005, la celebrazione della Rivoluzione d’Ottobre fu relegata al 4 novembre, sostituita con il “Giorno dell’unità nazionale” in memoria della liberazione da polacchi e lituani avvenuta nel novembre 1612.

Il governo attuale ha preso il posto di quello sovietico in modo legale, ma è a disagio con le proprie origini. Lo stesso Putin è una creatura del Kgb, i servizi segreti dell’ex URSS, ma oggi appare più in sintonia con i Romanov che con Lenin e teme ogni accenno di protesta, figurarsi una rivoluzione. Più della storia contano la stabilità (del governo) e l’unità
nazionale.

Il 7 novembre 1917 i bolscevichi occuparono il Palazzo d’inverno a Pietrogrado e i giorni e gli anni successivi stravolsero radicalmente la Russia: la sua società, la guerra, l’economia, l’impero e il rapporto con il mondo.
«La rivoluzione – scrive lo studioso Maksim Trudoljubov – è il certificato di nascita della Russia moderna. Ricordare le origini dello Stato russo sarebbe un atto di onestà».

Leggendo, in questi giorni, molti articoli di varie testate giornalistiche sull’argomento, sono rimasta tristemente sorpresa da un’intervista a un adolescente russo, riportata su “Il Sole 24 ORE”, in cui dichiarava di non avere idea di che cosa fosse la rivoluzione d’ottobre e di non conoscere Lenin. Riflettendoci, ho pensato che anche in Italia molti giovani non conoscono il significato del 25 aprile o del 4 novembre.

Spesso lo studio della storia è considerato obsoleto, la nostra scuola la ritiene una materia marginale, ma, in realtà, io credo che studiare la storia offra strumenti di inestimabile valore per la comprensione del presente; e che sia maestra di vita, come Cicerone scrisse nel De Oratore.

Where’s The Revolution, Depeche Mode

Permalink link a questo articolo: http://istitutobrunofranchetti.gov.it/giornalino/archives/7866

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