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Nov 16 2017

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DISASTRO NAZIONALE

di Pietro Ferrazzi, V A Scientifico

E alla fine, a segnare una rete nella porta svedese, non sono bastati né i settantamila di San Siro, né i 15 milioni di spettatori televisivi.

I guantoni di Olsen, il biondo portiere avversario, potranno tranquillamente essere usati l’estate prossima in Russia: poche sono state le vere occasioni di vederli all’opera.

Non lo stesso si può dire riguardo agli altri dieci gialli calciatori: il continuo fiato sul collo, gli ininterrotti spintoni, le perenni gomitate ai nostri sono state la cifra della partita di una squadra a tal punto temibile che, nel secondo tempo, è stata in grado di schierare Rodhén, il celebre ventiseienne in forza al Crotone, e Berg, attaccante dell’Al-Ain, quinto nella classifica marcatori dell’Arabian Gulf League.

E questo contro il terzetto difensivo che ha giocato titolare l’ultima finale di Champions League.

Tutti, in Italia, hanno così partecipato al dramma sportivo di una partita complessa tanto da giocare, quanto da guardare; l’intero nostro paese ricorderà la speranza ottimistica del fischio d’inizio che al quarantacinquesimo si era fatta nervosa attesa, per trasformarsi, senza alcuno sfogo, in incredulità, rabbia o tristezza via via che i minuti sono passati, fino al novantacinquesimo, al sordo triplice fischio.

Ogni coscienza sportiva ricorderà questa partita come un’onta nazionale, un’occasione persa, una vergogna eterna: i “colpevoli” saranno presto individuati ed ostracizzati. Prandelli, l’ex ct, docet.

Tale è il pianeta della Nazionale azzurra, mondo d’aggregazione di una comunità che condivide sempre meno i valori fondativi – costituzionali –, e sempre più cova un’ira d’insuccesso: caduti i governi, vissuta la crisi, rovinate le televisioni, superata la carta stampata, lunedì 13 novembre è incredibilmente franata la più salda delle istituzioni italiane: la nazionale di calcio.

E dire che sarebbe bastato che il tiro di Darmian non fosse finito sul palo, o che Candreva non l’avesse sparata alle stelle, o che la sforbiciata di Florenzi fosse stata poco più a sinistra, o che l’arbitro avesse fischiato quel rigore, o che De Rossi non l’avesse deviata così poco, o così tanto, o con quell’angolo, o non l’avesse deviata affatto. Tuttavia, questo non è successo; sono stati più bravi (e furbi): a noi non rimane altro che prepararci ai prossimi europei.

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