«

»

Dic 27 2017

Stampa Articolo

70 ANNI (E SENTIRLI, ECCOME)

di Marco Visentin, III C Classico

Settant’anni fa, Enrico De Nicola, Alcide De Gasperi e Umberto Terracini firmarono la nostra Costituzione; sarebbe entrata in vigore nel 1948, a cent’anni dalla concessione dello Statuto albertino. Ci erano voluti diciotto mesi, dalle elezioni del 2 giugno 1946 al 27 dicembre 1947, per darla alla luce: diciotto mesi di delicato lavoro delle tre sottocommissioni della Commissione dei 75, di paziente ricucitura del comitato di redazione e, infine, di discussione in aula.

Veniamo ai firmatari: De Nicola, liberale, era Capo provvisorio dello Stato; De Gasperi, democristiano, Presidente del Consiglio; Terracini, comunista, Presidente dell’Assemblea Costituente. Sono solo tre delle numerose anime che contribuirono alla stesura di un testo che, tra elogi e critiche, ha progressivamente segnato la storia della nostra Repubblica.

Ne nacque una soluzione di compromesso tra le diverse istanze rappresentate, in primis quelle democristiana, social-comunista e liberale. Un compromesso migliorabile, certo – non credo alla retorica della “Costituzione più bella del mondo”; in alcuni punti, poi, per non scontentare nessuno, si preferì un equilibrio debole, che non avvantaggiasse l’avversario, qualora vincitore. Pure, per quanto talora debole, un equilibrio è nato; e, nonostante tutti i difetti, quel neonato, ora settantenne, si è comportato bene.

Progressivamente, dicevo. Già negli anni ’50 Pietro Calamandrei denunciava “l’ostruzionismo di maggioranza” nell’attuazione dei dettami costituzionali. La fine del dialogo tra le forze politiche, opposte dalla Guerra fredda, aveva rallentato l’applicazione dei principi programmatici. Per citare solo alcuni passaggi fondamentali, la Corte costituzionale entra in vigore nel 1956; negli anni sessanta è riformata la scuola media; nel 1970 è adottato lo Statuto dei lavoratori, insieme alla legge che disciplina i referendum, e sono indette le prime elezioni regionali; bisogna aspettare poi il 1978 per l’istituzione del servizio sanitario nazionale. Addirittura, è la legge n. 125/1991 a mettere mano alle disparità lavorative tra uomo e donna.

Se il legislatore è stato spesso lento nell’attuazione della Costituzione, la Corte costituzionale ha tristemente dovuto prenderne il posto. E quelle stesse forze politiche che ancora non hanno messo in opera alcuni principi (ne è un esempio l’ancora latitante legge di disciplina dei partiti politici), non sono state avare di proposte di riforma delle istituzioni.

In verità, su un punto hanno ragione: mutate le condizioni, anche le istituzioni debbono farvi seguito. Il bicameralismo paritario, adottato dalla Costituente anche per evitare la formazione di maggioranze monocolore (perciò i due meccanismi elettivi differenti, ottenuti da Togliatti con un abile colpo di mano), è stato sempre più un cruccio delle varie forze di governo. La fine della contrapposizione in blocchi e il sempre maggiore pragmatismo richiesto all’esecutivo hanno portato alla ricerca della “governabilità”, dall’ipotesi di “grande riforma” di Craxi all’ultimo tentativo, bocciato dal referendum del 4 dicembre 2016.

Facciamo attenzione, allora, quando qualcuno ci dirà che “la Costituzione non deve essere toccata”, perché “è stata scritta dal sangue dei partigiani”. Sì, è vero: “dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, […] lì è nata la nostra Costituzione” (Calamandrei); ma il peso di quei 139 articoli è tutto sulle spalle degli epigoni – che, chi ora, chi tra qualche anno, siamo noi. Noi dovremo, con il confronto e il rispetto che la forma democratica ci impone, non solo puntellare dove necessario, ma soprattutto assicurarci che le radici si sviluppino sempre più e le fronde si ergano in altezza.

Ora, queste radici sono ancora vincolate, le fronde timide dinanzi al vento. Di compromesso in compromesso, dal primo, virtuoso esempio iniziale, sappiamola nutrire e potare, perché davvero tutti siano coperti dalla sua ombra.

Permalink link a questo articolo: http://istitutobrunofranchetti.gov.it/giornalino/archives/7964

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *