UN’IDEA DI REGIA: THE SQUARE

Emilio Dalla Torre/ gennaio 19, 2018/ Il nostro angolo

di Andrea Viggiano, Scientifico

«Santuario di fiducia e altruismo dove tutti hanno gli stessi diritti e doveri»: così viene introdotto “The Square”, installazione artistica e causa di ogni conflitto. Dopo il gioiello “Forza Maggiore”, Ruben Östlund colpisce ancora. Palma d’Oro all’ultima edizione del festival di Cannes, The Square risulta essere la miglior opera della stagione cinematografica 2017/2018. Si candida anche prepotentemente alla vittoria dell’Academy Award, che nella giornata di venerdì 15 dicembre ha scartato la candidatura italiana A Ciambra dall’elenco dei 9 finalisti. La crisi del Cinema nostrano è sotto gli occhi di tutti e corre di pari passo con quella della critica, ostinata nel cogliere il genio tra la mediocrità più totale.

Ma questa è un’altra storia. Probabilmente il film in questione dovrà vedersela soprattutto con il russo Loveless e l’israeliano Fox-trot, vincitori del Premio della Giuria rispettivamente a Cannes e a Venezia; ma gli Oscar serbano spesso delle bruttissime sorprese.

Un lungometraggio rapsodico nella sua narrazione, che scaglia sullo spettatore una serie di episodi e messaggi da interpretare e giudicare. Quali sono i limiti dell’arte? Sin dove può spingersi? Qual è il suo rapporto sociale? Così come le opere esposte nel museo di cui è a capo, Christian, l’affascinante protagonista alto-borghese, è simbolo di un tartufismo della semantica artistica caratteristico della critica e dell’arte contemporanea che tanto affascina la massa. La pubblicità a The Square

(in cui vediamo esplodere una bambina) viene ingenuamente distribuita a insaputa di Christian che subisce una pioggia di critiche. Su Youtube il video raggiunge velocemente la popolarità mentre i media non rimproverano al protagonista soltanto l’immoralità del prodotto divulgato, ma si interrogano inoltre se le immediate scuse da parte del museo non siano frutto della paura all’esercizio della libertà di espressione.

In Christian sono insite delle profonde fobie (razziali, di classe e anche di genere), che si manifestano nella creazione di situazioni interpretabili come degenerazioni mentali. Infatti, dopo che il protagonista caccia un pertinace ragazzino (in attesa di scuse) spingendolo dalle scale del proprio condominio, non osserviamo la condizione del fanciullo, bensì avvertiamo, fuoricampo, unicamente il suo penetrante lamento. Altro esempio è la magistrale sequenza della cena di gala. È la Spannung del film e intorno ad essa ruotano tutti i temi del film stesso. Alla conclusione si avverte la sensazione di aver investito decorosamente i soldi per l’ingresso in sala. Terrore allo stato primordiale.

The Square è un’opera valida anche sotto il punto di vista prettamente tecnico. Il regista svedese predilige la camera fissa e il montaggio è ridotto a un mero e sporadico assemblaggio di persistenti inquadrature. Più raramente, si trovano dolcissime panoramiche alternate a carrellate laterali. La mise en cadre è interessante per i giochi di focale.

Il risultato nale è parecchio convincente. Östlund manipola le nostre emozioni articolando diligentemente divertissements autoriali e contingenze grottesche, elevandosi definitivamente nella scena cinematografica mondiale.

Una scena di: “The Square”.