SIAMO TUTTI UN PO’ TRAINI

Marco Visentin/ febbraio 18, 2018/ Agorà, Campo lungo, Focus

di Marco Visentin, III C Classico

Se un uomo uccide e fa a pezzi una ragazza, ci arrabbiamo subito tutti – e fin qui, bene (che poi non l’abbia per forza uccisa lui, pare abbia poca importanza). Poi, se è bianco e italiano, ha pronta un’etichetta da mostro, pervertito e assassino – sempre che lei non se la sia andata a cercare, chiaro. Se è straniero, e – non sia mai! – anche nero, allora è una bestia, che farebbe meglio a tornarsene a casa propria; o ce lo spediamo noi, lui e tutti quelli della sua razza.

E via a dire che non ci si può proprio fare niente, è nella loro cultura; sanno fare solo tre cose, rubare, violentare e uccidere. E visto che nel loro Paese non c’era abbastanza da rubare, e, chissà, magari neanche abbastanza donne da violentare o gente da uccidere, voilà che ti trasferiscono l’azienda qui da noi. Delocalizzazione del crimine: più o meno come facemmo noi con la mafia negli Stati Uniti. “Eh, ma mica tutti gli immigrati italiani erano mafiosi, solo una minoranza!”: e non vale forse lo stesso per chi ora viene nel nostro Paese? “Eh, ma in percentuale delinquono molto più di noi”: e non era lo stesso, con gli immigrati italiani?

Io un dubbio me lo porrei; anzi, una serie di dubbi. Quando Massimo Bossetti è stato condannato per l’omicidio, seguito a violenza sessuale, di Yara Gambirasio, nessuno è andato a dire che gli italiani sono delle bestie. Né tantomeno è andato a sparare contro tutti i muratori che ha visto, “per fare giustizia”. Ci mancherebbe: gli italiani bestie non lo sono, e non mi pare che i muratori siano riuniti in qualche segreta associazione pro-stupri. Lo stesso se fosse un italiano il principale indiziato per la morte di Pamela Mastropietro. “La storia non si fa con i se”, certo, certo…

Il 7 novembre 1938, il diciassettenne Herschel Grünspan, rifugiato ebreo a Parigi, sparò mortalmente a un diplomatico tedesco. Goebbels ne incolpò gli ebrei, aggiungendo che sì, la violenza era sbagliata, ma che non sarebbe certo stato lui a ostacolare eventuali azioni antisemite che esprimessero, insomma, la rabbia e il disagio di un popolo circondato dall’infido nemico ebraico.

Ora, un Maurizio Gasparri a caso, twittando che “non devono essere i cittadini a sostituire lo Stato nel fare giustizia”, che cosa dice? A me suona così: “quest’uomo ha fatto ciò che avrebbe dovuto fare la polizia; suo unico errore è non avere l’uniforme”. Fila alla perfezione, no? Il compito della polizia non è arrestare i colpevoli, ma fare rappresaglia su “chi è come loro”. I 335 uccisi alle Fosse Ardeatine, 550 a Sant’Anna di Stazzema, 770 (o molti di più) a Marzabotto, più di 23.000 in tutta Italia ce li siamo già dimenticati.

Ma giusto, che sciocco: è “colpa di chi ci riempie di clandestini” l’ha detto Matteo Salvini. Se un uomo, con due caricatori nello zaino, esce da un bar dicendo “vado a fare una strage” – e per fortuna non ce l’ha fatta –, è di sicuro colpa della sinistra che ci riempie di clandestini. Se un uomo, esaltato da anni di discorsi xenofobi, va ad ammazzare degli innocenti fuggiti dalla povertà, poverino: sono rabbia e disagio di un popolo circondato dall’infido nemico straniero.
Di Pamela, la vittima, non importa alcunché a nessuno. Sono pronto a credere che qualcuno si sia rallegrato per le circostanze della sua morte, per poter proseguire la propria azione di delegittimazione dei migranti. Che “c’hanno l’iPhone”. Che “prendono 35 euro al giorno e non fanno niente”. Che sono tutti ladri – sì, lo sappiamo, tra gli stranieri i criminali sono di più: forse anche perché non hanno opportunità? perché sono emarginati? perché non ci si impegna per integrarli attivamente nella società?

La verità è che le elezioni si possono vincere anche giocando sulle paure della gente, e c’è sempre qualcuno pronto a tentare questa strada. Oggi, e forse da sempre, quel qualcuno incita a diffidare del diverso, facendo leva sul senso di insicurezza che ben altri fattori hanno causato: crisi, incertezza e povertà prima di tutto. Ma la colpa, si sa, è sempre loro: che siano ebrei che complottano per controllare il mondo o negri che si accontentano (si fa per dire) di ammazzarci e violentarci, o tentano addirittura di attuare una “sostituzione etnica”, la storia è sempre quella. Hanno un’unica colpa: essere diversi.

Siamo tutti un po’ Traini, anche se non lo vogliamo ammettere – anzi, in verità c’è chi lo ammette candidamente. Siamo tutti un po’ Traini, quando ci sentiamo a disagio se per strada, magari di sera, incontriamo un nero. Siamo tutti un po’ Traini quando generalizziamo senza pensare. E siamo tutti un po’ Salvini quando incolpiamo gli ultimi per tornaconto personale.

Luca Traini, l’estremista di destra che a Macerata ha sparato ferendo sei africani.