THE PLACE: RECENSIONE

admin/ marzo 16, 2018/ Dimensione Arte, Recensioni, Spettacoli

di Antonelli Margherita (Classico)

Il regista Paolo Genovese ritorna nel 2017 con un film drammatico che sembra essere un seguito, meno riuscito, di Perfetti Sconosciuti: se in quest’ultimo partivamo da una situazione normale e scoprivamo nel corso della storia i segreti dei singoli personaggi, in The Place i personaggi si presentano da subito per come sono e ci rendono partecipi dei dettagli più privati delle loro vite.

Genovese e la sua co-sceneggiatrice Isabella Aguilar si sono ispirati alla serie televisiva americana del 2010 The Booth at the End per l’ambientazione e la strategia.

Ogni personaggio ha una propria vita che prosegue autonomamente ma ognuno di loro si ritrova dentro un bar, lo stesso bar, seduto ad un tavolo, lo stesso tavolo davanti ad un uomo, lo stesso uomo. Non è un uomo qualsiasi: si dice che sia capace di esaudire i desideri.

Ad ogni ora del giorno sta seduto con un grosso quaderno disordinato e aspetta, scrive, ascolta ciò che i suoi ‘clienti’ hanno da dirgli. Ciò che accomuna queste nove persone e che intreccia le loro vicende non è quello che desiderano ma ciò che sono disposti a fare per ottenerlo: qualsiasi cosa.

Per formulare il loro desiderio e per spiegare le loro ragioni i personaggi hanno pochi minuti, al termine dei quali l’uomo consulta il suo voluminoso libro nero, scrive qualche parola e dice loro cosa dovranno compiere per fare in modo che il desiderio si avveri. Quando la ‘sentenza’ viene pronunciata il personaggio esce di scena e fa quello che deve fare nel fuori campo, lontano dagli occhi dello spettatore.

Ed è qui che sta la particolarità del film che rispetta rigorosamente una unità di luogo: l’intera narrazione è sviluppata all’interno di un bar di Roma e scorre attraverso i dialoghi dei singoli personaggi con la figura principale. Sta allo spettatore e alla sua immaginazione navigare attraverso le vite dei personaggi e ricreare mentalmente le vicende, raccontate dai nove personaggi. La strategia dell’unità di luogo è ben riuscita ma risulta essere soffocante in certi punti.

Il ritmo pur essendo sostenuto è monotono per la presenza esclusiva di dialoghi; la suspense è poco accentuata e i colpi di scena sembrano essere prevedibili a volte.

Insomma il film è buono ma è distante da quei caratteri accattivanti di Perfetti Sconosciuti e manca di qualche particolare che smuova la situazione.