TUTTO QUELLO CHE VUOI – DUE RECENSIONI

admin/ giugno 3, 2018/ Dimensione Arte, Recensioni, Spettacoli

di SILVIA PIOVESAN 4C scientifico

Tutto quello che vuoi” è la terza regia per Francesco Bruni, il quale presenta un’altra commedia generazionale (aveva esordito con il film “Scialla!”) fondata sul rapporto improbabile fra un ragazzo poco raccomandabile (Andrea Carperzano) ed un ottantenne con la passione per la poesia (Giuliano Montaldo).

Il film è stato vincitore di tre nastri d’argento 2017 trai quali “miglior sceneggiatura” per Bruni e “nastro speciale” per Montaldo.

Alessandro è un ragazzo di 22 anni alle prese con una situazione difficile: prende parte alle bravate di un gruppo di teppisti, con i quali si riunisce tutti i giorni davanti ad un bar.

Minacciato dal padre a causa della sua cattiva condotta, è costretto ad occuparsi di Giorgio, un ottantenne poeta affetto da Alzheimer, caratterizzato però da un forte senso dell’umorismo.

L’importante differenza di età non ostacola la forte relazione che si instaura fra i due durante le giornate passate assieme e le passeggiate pomeridiane, anzi, scopriranno di avere in comune molto di più di quanto si sarebbero aspettati.

Proprio come Virgilio, Giorgio guiderà il giovane fuori da una situazione di smarrimento totale, una sorta di “selva oscura”, aiutandolo a crescere e insegnandogli come ritrovare “la retta via”.

In questo viaggio metaforico alla ricerca di ciò di cui entrambi hanno bisogno, che successivamente diventerà un vero e proprio viaggio on the road alla ricerca di un tesoro, i due dovranno fare i conti con la malattia del professore, che lo fa vivere in un confuso presente.

I ricordi affioranti e gli insegnamenti di Giorgio, espressi in poesia, fungeranno da filo conduttore. Essi, in contrapposizione con il linguaggio scurrile e l’inesperienza del giovane, trasmettono grande intensità allo spettatore, nonostante il ritmo generale non sia particolarmente serrato.

Pur non essendo una storia del tutto autentica, la profonda psicologia dei personaggi, e la sensibilità del protagonista interpretato da Montaldo, costruito sulla figura paterna del regista stesso, rendono estremamente credibile la storia, riuscendo a creare un vero rapporto di empatia con lo spettatore.

La poetica comunicazione implicita dell’intenzione alla base del racconto attribuisce un valore aggiunto alla pellicola stessa.

Il film risulta ben riuscito, comunicativo e sicuramente pedagogico per tutti gli adolescenti disposti ad ascoltare, ma non solo: Giorgio insegna con un sorriso qualcosa ad ogni spettatore, qualunque sia l’età, lasciandolo a riflettere su cosa intendesse dire con: “tutto quello che vuoi, fu quello il saluto. Tutto ciò che vuoi io alla fine l’ho avuto”.

 


TUTTO QUELLO CHE VUOI

di Gaia Sinibaldi II B Cl

“Tutto quello che vuoi” è una commedia per adulti e ragazzi prodotta nel 2017 con regia e scenografia di Francesco Bruni.
La maggior parte del film è ambientata nei bassifondi di Roma e i personaggi principali sono quattro ragazzi che stanno crescendo troppo in fretta, prima di aver trovato un posto nel mondo o di aver scoperto chi sono o vogliono diventare.
La storia si concentra su uno di loro, Alessandro, e sul rapporto molto conflittuale con il padre, che vorrebbe il figlio lavorasse insieme a lui o che quantomeno dimostrasse impegno o interesse per qualcosa.
L’episodio che, rompendo l’equilibrio, mette in azione tutta la storia è quello in cui il padre impone ad Alessandro di iniziare a lavorare: dovrà fare compagnia durante i pomeriggi ad un anziano signore, Giorgio. Minacciato d’essere cacciato di casa nel caso non accetti, il giorno seguente Alessandro si presenta a casa di Giorgio. Il vecchio, che soffre di Alzheimer, in gioventù era un poeta, e ha combattuto nella seconda guerra mondiale.
Non appena gli amici di Alessandro vengono a sapere di questo suo lavoro si uniscono alle visite che Alessandro fa a Giorgio in parte per curiosità, in parte allo scopo di perquisire la casa alla ricerca di qualche oggetto prezioso o interessante. Tutto ciò che trovano però, è una stanza piena di scritte (apparentemente prive di senso logico) incise su tutte le pareti: quello che attira l’attenzione dei ragazzi è il fatto che in più punti venga nominato un certo “tesoro nascosto”. Decisi a trovarlo, danno inizio all’indagine. La vicenda si sviluppa insieme al legame tra Alessandro e Giorgio.
Alessandro è prima costretto e successivamente sente il bisogno di pensare ad un’altra persona all’infuori di se stesso. Inizialmente non gli potrebbe importare meno di Giorgio: in fin dei conti lui è lì per fare soldi facili e per accontentare il padre (o meglio, per avere ancora un tetto sotto cui vivere), non per ascoltare sul serio le storie di un vecchio che non è nemmeno in grado di distinguerlo da uno dei fantasmi del suo passato. Quando però Alessandro si rende conto che Giorgio sta davvero contando su di lui, è come se qualcosa di nuovo scattasse. Capisce che parlare con Giorgio in realtà gli piace: anche se è vecchio, quello che dice è interessante e ancora valido.
Con il tempo, e nemmeno troppo coscientemente, Alessandro inizia ad aprirsi a lui, fino a farlo diventare sempre di più un punto di riferimento: scopre cosa sia avere qualcuno da rispettare, un’autorità da riconoscere. Inizialmente si identifica in qualche modo in Giorgio, che è rimasto solo al mondo, e mette a sua completa disposizione tutto se stesso, sentendosi per la prima volta dopo moltissimo tempo amato, insostituibile e indispensabile. Sente di non essere più solo. Anzi, è proprio a questo punto che si rende conto di non essere effettivamente mai stato solo ma di essere stato lui stesso ad isolarsi.

Questo film è la dimostrazione del fatto che non servono grandi discorsi per trasmettere emozioni forti; basta leggere nei gesti una cura in più, uno sguardo attento, una volontà di riscatto tutta nuova. Cambiamenti impercettibili dal protagonista, ma che fanno una grandissima differenza per le persone e per il mondo che lo circondano. In realtà, verso la fine del film, Alessandro è consapevole di essere diverso rispetto a prima; come lui sono cambiati un po’ anche i suoi amici. Notare la dolcezza, l’ingenuità e la fragilità (mascherata da strafottenza) con cui si affacciano a una nuova fase della loro vita fa sorridere lo spettatore, soprattutto perché ognuno prima o poi ha passato (o passerà) un momento in cui sentirsi inadeguato e impreparato nei confronti della grandezza del mondo è tutto quello che riesce a provare.

Per concludere, è forse proprio per questo che consiglierei a tutti la visione del film: chiunque lo guardi può immedesimarsi nei personaggi e nella storia. Il regista non usa mezzi termini per raccontare i disagi che si possono incontrare durante certi passaggi della vita, prende in considerazione molti aspetti delle emozioni e dei rapporti umani e come questi possano evolversi. Cerca di introdurre valori che sono spesso dimenticati, e lo fa poeticamente, senza tuttavia diventare stucchevole. La figura, a mio parere splendida, di Giorgio, anziché appesantire il film ha la funzione di alleggerirne il potenziale sviluppo drammatico.
Anche questo è un messaggio indirizzato forse ai più giovani, magari non così disposti a vedere al cinema un film con un anziano come protagonista. Spesso siamo noi a drammatizzare la nostra vita per futili motivi, quando persone che hanno passato orrori ben più grandi o che si trovano in situazioni veramente gravi hanno in loro molta più gratitudine e felicità rispetto a noi, che tutto quello che vogliamo, in realtà, lo abbiamo.


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