TUTTO QUELLO CHE VUOI: RECENSIONE

admin/ marzo 17, 2018/ Dimensione Arte, Recensioni, Spettacoli

di SILVIA PIOVESAN 4C scientifico

Tutto quello che vuoi” è la terza regia per Francesco Bruni, il quale presenta un’altra commedia generazionale (aveva esordito con il film “Scialla!”) fondata sul rapporto improbabile fra un ragazzo poco raccomandabile (Andrea Carperzano) ed un ottantenne con la passione per la poesia (Giuliano Montaldo).

Il film è stato vincitore di tre nastri d’argento 2017 trai quali “miglior sceneggiatura” per Bruni e “nastro speciale” per Montaldo.

Alessandro è un ragazzo di 22 anni alle prese con una situazione difficile: prende parte alle bravate di un gruppo di teppisti, con i quali si riunisce tutti i giorni davanti ad un bar.

Minacciato dal padre a causa della sua cattiva condotta, è costretto ad occuparsi di Giorgio, un ottantenne poeta affetto da Alzheimer, caratterizzato però da un forte senso dell’umorismo.

L’importante differenza di età non ostacola la forte relazione che si instaura fra i due durante le giornate passate assieme e le passeggiate pomeridiane, anzi, scopriranno di avere in comune molto di più di quanto si sarebbero aspettati.

Proprio come Virgilio, Giorgio guiderà il giovane fuori da una situazione di smarrimento totale, una sorta di “selva oscura”, aiutandolo a crescere e insegnandogli come ritrovare “la retta via”.

In questo viaggio metaforico alla ricerca di ciò di cui entrambi hanno bisogno, che successivamente diventerà un vero e proprio viaggio on the road alla ricerca di un tesoro, i due dovranno fare i conti con la malattia del professore, che lo fa vivere in un confuso presente.

I ricordi affioranti e gli insegnamenti di Giorgio, espressi in poesia, fungeranno da filo conduttore. Essi, in contrapposizione con il linguaggio scurrile e l’inesperienza del giovane, trasmettono grande intensità allo spettatore, nonostante il ritmo generale non sia particolarmente serrato.

Pur non essendo una storia del tutto autentica, la profonda psicologia dei personaggi, e la sensibilità del protagonista interpretato da Montaldo, costruito sulla figura paterna del regista stesso, rendono estremamente credibile la storia, riuscendo a creare un vero rapporto di empatia con lo spettatore.

La poetica comunicazione implicita dell’intenzione alla base del racconto attribuisce un valore aggiunto alla pellicola stessa.

Il film risulta ben riuscito, comunicativo e sicuramente pedagogico per tutti gli adolescenti disposti ad ascoltare, ma non solo: Giorgio insegna con un sorriso qualcosa ad ogni spettatore, qualunque sia l’età, lasciandolo a riflettere su cosa intendesse dire con: “tutto quello che vuoi, fu quello il saluto. Tutto ciò che vuoi io alla fine l’ho avuto”.