IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE

admin/ marzo 17, 2018/ Dimensione Arte, Recensioni, Spettacoli

di Francesco Ceolin

But just because it burns, doesn’t mean you’re gonna die, you gotta get up and try”, con queste parole Pink sembra quasi riassumere nella celebre canzone Try il messaggio che lascia questo film nella mente dello spettatore: senza dubbio infatti il regista Silvio Soldini ha saputo mettere su pellicola un inno alla vita e al superamento dei nostri limiti, di qualsiasi natura, proponendo un racconto che si distacca dai suoi lavori precedenti per la sua meno marcata tragicità e la sua squisita nota realistica.

I due personaggi principali, Teo ed Emma, un pubblicitario e una cieca, incarnano un dualismo che sembra quasi assumere contorni filosofici nel contrasto tra il mondo delle apparenze e delle luci colorate e quello delle ombre e dell’interiorità. Teo ed Emma, all’inizio, sembrano non poter essere più distanti: lui, immagine dell’uomo contemporaneo, senza fissa dimora, sempre alla ricerca di un’esperienza che lo possa estraniare da una riflessione personale su se stesso e sul suo passato e rappresentante di un amore che sembra non avere nessun significato se non quello di un’altalena tra una stabile relazione, che assume la forma di una noiosa quotidianità, ed un momento di pura passione che una volta esaurito non porta altro che tristezza e senso di colpa. E poi c’è lei, Emma, donna dai sani principi e dalla vita tanto regolare, da poco separata dal marito e apparentemente serena che però nasconde una frustrazione, una rabbia ed una paura del mondo che piano piano emergeranno nella narrazione. I due si incontrano nell’unica situazione dove le deficienze di lei possono essere nascoste, al buio, e proprio nel buio Teo troverà la fonte di luce che scaccerà le tenebre dalla sua vita e lo farà tornare un uomo in pace con il suo passato e con se stesso, anche se con molta fatica.

La narrazione infatti si dipana in un turbinio di eventi distribuiti in un lasso di tempo decisamente esagerato e che a lungo andare rischiano di annoiare lo spettatore: per Teo riscoprirsi innamorato di una seppur affascinante non vedente non sarà facile da accettare. Per far fronte al suo amore dovrà seppellire tutto quello che aveva costruito fino ad ora nella sua vita privata alla ricerca di una stabilità ed una serenità interiore che sarà interrotta dalla vergogna e dalla paura in più occasioni.

Il tema principale della pellicola resta la difficoltà che un soggetto con deficienze fisiche deve superare per essere accettato dalla società e soprattutto da se stesso. Interessante è a tal proposito il rapporto che propone il registra tra la giovane Nadia ed Emma, la prima infatti è un’adolescente che da poco ha perso l’uso delle vista e che è alla disperata ricerca di una motivazione per continuare a vivere in un mondo in cui solo le apparenze sembrano contare come quello adolescenziale; la seconda assume le forme di una mentore, l’unica persona che può veramente incanalare la rabbia della ragazza verso l’accettazione della sua condizione e spronarla a pensare che la vita non si ferma ma si limita a tramutarsi in qualcosa di diverso e per farlo si espone in tutta la sua fragilità. Il film nel complesso palesa una trama ricca ed un messaggio di grande valore, l’interpretazione degli attori è più che all’altezza, in particolare quella della Golino nei panni di Emma, un personaggio ricco di sfumature e sicuramente non facile da interpretare.

La regia si caratterizza per inquadrature semplici e poco dinamiche, i colori sono caldi e gli ambienti familiari, tutti elementi che trasmettono allo spettatore un senso di tranquillità e quotidianità. Tuttavia non si può non notare come già accennato che i ritmi del film siano estremamente dilatati e gli eventi si susseguono con un ritmo che dopo un po’ diventa snervante, il tutto per concludersi in un finale che offre un lieto fine fin troppo scontato ed improvvisato. Il colore nascosto delle cose non ha certo gli elementi per essere considerato un grande film ma con la sua semplicità, il suo forte simbolismo e la sua vena dolce/amara intrattiene e fa riflettere, cosa per niente scontata nel cinema d’oggi.