GOING BACKWARDS

Marco Visentin/ aprile 13, 2018/ Agorà

di Alice Montagner, II B Classico

Armed with new technology
Going backwards
To a caveman mentality
(Depeche Mode)

Oggi siamo potenzialmente sempre in contatto con amici e conoscenti, seguiamo da vicino i nostri attori e cantanti preferiti e, se c’è un argomento che ci interessa, abbiamo a disposizione un’enorme quantità di informazioni a supporto delle nostre opinioni.

Su Internet ci si informa con i social media e gli algoritmi dei motori di ricerca scelgono in che ordine mostrarci i risultati in base alle informazioni raccolte sui nostri gusti. Google ci fornisce risultati influenzati dalla nostra storia di navigazione; Facebook compone la nostra bacheca secondo il criterio della rilevanza, privilegiando contenuti e persone con cui interagiamo più spesso. Di conseguenza leggiamo, commentiamo e utilizziamo più o meno sempre le stesse cose, ci vengono mostrati i siti che probabilmente cliccheremo a conferma dei nostri pregiudizi, con un meccanismo che ci chiude quasi in una bolla informativa. Le piattaforme web accumulano sempre più dati su di noi. Abitudini di navigazione, interessi personali, acquisti che facciamo online diventano i dati che servono a catalizzare la nostra attenzione su alcuni annunci che potrebbero interessarci.

Ci convinciamo un po’ alla volta che il mondo è fatto a nostra immagine e somiglianza, accompagnati dalla presunzione di sapere tutto e di poter parlare di tutto. Oggi l’homo videns ha sostituito l’homo sapiens, l’immagine ha cancellato il concetto, il sapere tutto e subito ha reso inutili la ricerca e la riflessione. È nata una società di disinformati o male informati, in cui tutti parlano di tutto e tutto giudicano. Una disinformazione che può essere utilizzata per scopi politici e finanziari: pensiamo a come le piattaforme web potrebbero aver influenzato fenomeni come la Brexit e le elezioni presidenziali USA del 2016. Oggi la velocità di propagazione delle informazioni è cresciuta notevolmente, il che moltiplica la pericolosità di fake news e messaggi polarizzati. Le grandi piattaforme web dovrebbero smettere di porre gli interessi degli inserzionisti davanti a quelli degli utenti – pensiamo all’ultimo scandalo di Facebook. E anche noi dovremmo prendere coscienza di quanto siamo manipolabili, dovremmo impegnarci ad approfondire le notizie con spirito critico, dovremmo imparare a guardare la realtà da punti di vista diversi e non accontentarci di quel che ci viene messo davanti agli occhi.
Le nostre libertà individuali sono largamente minacciate su Internet.

Ormai siamo perennemente sorvegliati da quello che sembra essere un Grande Fratello mediatico; forse la società descritta da Orwell in 1984 non è così distante dalla nostra.

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