Dialogo della Natura e di un agricoltore

Carmelita Pettenà/ aprile 20, 2018/ Il nostro angolo

Veronica Biadene 5I

Su Ispirazione leopardiana, un’appassionata requisitoria della Natura.

Situata lungo la linea dell’equatore, e divisa in numerosissime isole, che si dividono tra il continente oceanico e quello asiatico, vi è l’Indonesia. Vaste e floride aree boscose ricoprono la superficie di questo paese, ma l’Indonesia assiste silenziosa ad uno dei più grandi soprusi della storia. È proprio in questo paese che si svolse un singolare incontro.

Un ricco agricoltore passeggiava ammirando la raccapricciante opera di deforestazione appena terminata. In un primo momento gli alberi erano stati abbattuti e gli uomini al lavoro per lui si erano serviti di enormi, rumorosi macchinari per trasportarli altrove. Poi si era dato fuoco alla terra, ormai spoglia, per lasciar spazio all’agricoltura. Uno spettacolo raccapricciante quanto affascinante si stagliava dinanzi agli occhi dell’agricoltore che camminava, ignaro di quanto di lì a poco sarebbe accaduto, sul limitare della foresta, tra la linea verde degli alberi e di altre innumerevoli varietà di piante e la terra arsa, dalle fiamme e dal sole. Improvvisamente l’uomo sentì un rumore sordo alle sue spalle ma proseguì incurante, poteva trattarsi di qualche bestia ferita: ad ogni modo non era affar suo. Eppure il rumore continuava, anzi si faceva ad ogni passo sempre più acuto sempre più spaventoso fino a diventare un grido. Era il grido di una voce roca, la voce di chi non parla da tanto tempo.

– Uomo, perché non ti volti a guardarmi dopo avermi disturbata?- E l’uomo si voltò ma mai avrebbe potuto immaginare uno spettacolo simile.

– Cos’è quella faccia? Non riesci neppure a sostenere il mio sguardo?– in effetti l’agricoltore non ci riusciva, non capiva cosa o chi stesse guardando e soprattutto come quella cosa potesse essere viva.

Una figura di donna gli stava a pochi passi dalla faccia e lo guardava dritto negli occhi, con i suoi occhi seri, scuri, privi di pupilla, scuri quanto la pelle color silice che era piena di crepe, proprio come la terra arsa dal sole. Il volto deturpato da queste crepe e i capelli…i capelli erano probabilmente il dettaglio peggiore di tutto l’insieme. Erano radici melmose e appiccicose che partivano dalla testa e andavano a ricoprire il busto.

L’agricoltore trovò infine il coraggio di parlare. – Chi sei?

Sono Natura, ma dovresti essere tu a presentarti dinanzi a me.

Sono un semplice agricoltore.

Semplice? Ti sembra questo il modo di definirti? Guarda cos’hai fatto. Io certo avrei usato ben altri termini, magari; mostruoso, crudele… spietato.- L’uomo però aveva distolto lo sguardo e osservava la sua auto desideroso di andarsene.

Lascia stare quella cosa e guardami. Non hai neppure un briciolo di rispetto nei miei confronti? Devi solo ascoltarmi. Agli albori io ero bella, bellissima, sai? Madre e specchio di questo pianeta blu che conservava ancora intatta la sua purezza originale.

E poi cos’è successo?-

Ho creato voi uomini, che armeggiate in questo pianeta, abbattendo foreste per costruire case, fare spazio alle greggi ai pascoli ed altro, senza rispetto, senza pietà, nei miei confronti, ferita e dimenticata dalla mia stessa prole. E col tempo mi sono trasformata, sfigurata. Sono l’ombra di me stessa ed è tutta colpa vostra.

Ma io mi sono solamente procurato un appezzamento di terra.

Certo, se vuoi chiamarlo appezzamento, ha ben poco di modesto per grandezza questo campo; e così tutti gli uomini, proprio come te, pensano al proprio bene, al proprio guadagno, avari e cupidi di accaparrare per se stessi.

Ma in questa terra non c’era nessuno prima di me-

Nessuno? Piante e animali sono dunque nessuno? Non meritano forse la tua attenzione? Voi uomini, dall’alto della vostra sedicente saggezza, e nella vostra beata ignoranza, non vedete chiaramente cosa state facendo, e chi lo vede è messo a tacere.

Ma io adesso cosa potrei fare? Sono solo un uomo.

Semplice e solo: quando volete voi uomini sapete benissimo come sminuirvi! Siete così piccoli ma fate così tanti danni guidati da ignoranza e cupidigia.

Natura aveva parlato con tono distratto, aveva smesso di guardare l’agricoltore negli occhi e si era voltata di profilo verso il terreno deserto. E fu subito chiaro all’agricoltore che Natura era gravida. Ora Natura camminava a passi brevi ma sicuri sul terreno sgombro accarezzandosi il ventre dicendo: – Uomo, stai pur certo che tutto ciò sta per finire.

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Grazie alla prof.ssa Pozzi, che ha sollecitato la pubblicazione della nuova ‘Operetta’!

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