Dialogo della Natura e di un giovane uomo

Carmelita Pettenà/ aprile 20, 2018/ Il nostro angolo

Caterina Pavanati 5I

La Natura, una volta così bella e maestosa, si trovò a vagare per il mondo, venendo scacciata e rifiutata da tutti gli esseri umani. Per scappare dall’uomo che la perseguitava fuggì sugli oceani, per cercare un po’ di pace. Mentre errava solitaria sul grigio Oceano Pacifico si trovò davanti un’immensa distesa di plastica. Bottiglie, bicchieri, scatole, sacchetti e posate era tutto ciò che il suo sguardo riusciva a vedere. La distesa di immondizia privava i suoi occhi della vista del mare, degli animali e dell’orizzonte. Alle sua spalle compare una barca che, anche se a motore, fatica ad addentrarsi nell’enorme cumulo di rottami che circonda l’ormai disorientata Natura. Un giovane uomo si rivolge a lei con tono arrogante:”Togliti di mezzo, non ho tempo da perdere!”.

La Natura lo guarda sconsolata e chiede:”Come togliermi di mezzo? È da secoli ormai che mi sento dire che sono di troppo e che devo andarmene, devo sparire, devo andare a cercare un altro posto in cui vivere perché non sono più ben accetta. Ma almeno tu hai idea di chi io sia? Sai cosa stai cacciando con così tanto fervore? Non penso, visto come mi guardi come se fossi una creatura sconosciuta ai tuoi occhi. Eppure dovrei essere riconosciuta da voi tutti come una madre, dovreste amarmi come una madre, ma ormai non sono neppure sicura che tu abbia mai avuto occasione di conoscermi. Sei mai stato in una foresta? Hai mai sentito gli uccellini cantare la mattina presto? Hai mai visto un tramonto rosso e rosa sull’oceano blu? Forse sei troppo giovane! È da quasi cento anni che non vedo più il colore che avevo assegnato al cielo nella notte dei tempi, è stato troppo sporcato da quel vostro fumo nero che i vostri mostri meccanici emettono ruggendo aggressivamente. Ogni creatura che si avvicina a una nuvola creata da voi ne esce che quasi non respira. Le mie nuvole saranno pure nere, ma portano vita e non morte. Ma dimmi hai mai sentito parlare della Natura?”.

L’uomo la guarda: “Non mi interessano le tue storie, vecchia! Voglio solo che tu faccia da parte e mi lasci passare”.

N:”Ecco, vedi, non te ne hanno neppure mai parlato i tuoi genitori, non sanno che spiegazione dare alla mia dipartita, si vergognano ad ammettere che sono stati loro a cacciarmi. Sono stati loro con le armi di distruzione di massa che hanno sterminato i miei figli alti fino al cielo e così maestosi, che un tempo ricordavano loro quanto piccoli e indifesi fossero davanti alla mia immensa potenza. Sono stati loro ad imprigionare e mettere in catene le fiere, gli uccelli e tutte le creature viventi. Con le loro industrie hanno rovinato la mia perfetta creazione, hanno ucciso ciò a cui io avevo dato vita. Ma, come se non bastasse, hanno pure deciso di distruggere la loro casa accoltellando, con quelle che loro chiamano centrali di estrazione di petrolio e gas, la loro Terra. L’unica cosa che sarebbe sempre stata loro fedele, perché così l’ho creata, è stata tradita e deturpata dalla loro immane violenza”.

Il giovane guarda la creatura che ha davanti. Ormai è stanca, è evidente, non ha quasi più forze. La squadra come se volesse capire qualcosa di lei.

La Natura riprende: “Colmo di tutto ciò è che non avete neppure rispetto per voi stessi. Da quando vi ho visti crescere e diventare giovani creature vi siete adoperati per fare del male ad un vostro fratello. Invasioni, torture, guerre, sfruttamenti, non siete mai riusciti a vedere nell’altro voi stessi, anche se vi ho fatti tutti uguali. I leoni non si sbranavano tra loro, vivevano in pace come fanno gli elefanti, le tigri e tutte le altre creature che vedevano il cielo del vostro piccolo pianeta e che ammiravano le stelle nella notte, quelle che voi non vedete più da tanto, quelle che, una volta, vi facevano sognare di poterle raggiungere e di quasi poterle toccare”.

La Natura guarda il giovane. Poi capisce che non c’è niente da fare, non c’è più quella luce che tanto tempo addietro aveva messo in quegli occhi profondi di essere cosciente. Ora quegli occhi sono piatti e opachi. Il ragazzo la guarda, si accende una sigaretta e con un gesto indifferente le lancia il fiammifero addosso. La Natura senza un lamento, ormai vecchia e stanca, brucia cedendo il passo alla barca che riprende la sua rotta come se nulla l’avesse mai ostacolata.