Dialogo della Natura e…

Carmelita Pettenà/ aprile 19, 2018/ Il nostro angolo

Daniele Masato 5I

La Natura, un tempo affascinante e incontaminata, si trova ora a vagare per il mondo, cacciata da ogni luogo a cui fa visita e ripudiata da ogni uomo che incontra, alla ricerca di un posto dove possa ancora essere ammirata e rispettata. Nel suo vagare tra gli oceani si trova improvvisamente immobilizzata: non è più in grado né di vedere né di respirare. Un liquido nero come la pece la avvolge. Con un terribile sforzo si porta in superficie, apre gli occhi ma riesce a vedere ben poco; abbastanza però per capire che si trova nel mezzo di uno sversamento di petrolio, causato da un incidente verificatosi nel pozzo di una piattaforma petrolifera. Improvvisamente alle sue spalle appare una barca che cerca di farsi strada tra il petrolio per raggiungere gli uomini in pericolo. Nel momento in cui l’imbarcazione passa accanto alla Natura, si ferma e un uomo si rivolge a lei con tono arrogante:” Chi sei? Cosa fai qui? Non vedi dove sei? Scappa e cerca di salvarti la vita, se ancora te ne resta!”.

La Natura infastidita e offesa risponde:” Io chi sono? Non sono io evidentemente ad essere accecata! Sono secoli che fuggo da voi miei figli, che continuate ad evitarmi, a sfruttarmi, ad abusare dei miei frutti che generosamente vi offro, ed ora tu qui chiedi a me chi sono? Io sono colei che dovreste chiamare madre, colei che vi ha dato la vita e continua a darvela, io sono la Natura. Tu piuttosto chi sei per evitarmi? Cosa avete fatto alle mie acque e alle mie creature? Ho viaggiato in lungo e in largo alla ricerca di un luogo che non sia ancora stato toccato dalle vostre mani nefaste o dalle vostre macchine che portano morte in ogni dove, ma purtroppo non c’è foresta o lago che non sia stato abusato o inquinato; mi sento ferita, lacerata, non c’è rispetto per me e per le mie creature!”.

L’uomo controbatte:” Sei dunque tu che continui ad ucciderci con uragani, terremoti, inondazioni e catastrofi? Sei tu che noncurante continui a portare morte in ogni centro abitato?”.

Inorridita da tali domande la Natura risponde:” Morte? Tu misero uomo osi parlare a me di morte? Tali disastri sono la conseguenza dei vostri capricci, del vostro progresso, che non vede limiti all’impossibile e non tiene più conto della mia presenza. Quanti alberi ancora devono essere tagliati, quanti esseri viventi devono morire per mano vostra? Non trovo il senso delle vostre azioni, che invece di essere segno di riconoscimento sono invece segno di disprezzo. Io vi ho dato la vita e un mondo da abitare, paesaggi da ammirare ed esseri da rispettare. Un tempo ognuno di questi esseri guardava a me con rispetto, con senso di riverenza per ciò che gli avevo dato; tutti gli animali della terra guardavano al mio cielo sentendosi indifesi davanti a tanta potenza, ma ora voi miei figli siete accecati dall’orgoglio e dall’odio e non fate altro che uccidervi a vicenda e distruggere tutto ciò che vi ostacola. Avete creato armi di distruzione di massa, vi siete presi il diritto di decidere chi vive e chi muore. Non è per questo che vi ho creati!”.

L’uomo la guarda, impassibile davanti a chi un tempo era la Natura, ma che ora, piegata ai piedi dell’umanità, forse non lo è più.

Anche la Natura lo guarda, ma capisce che non c’è più nulla da fare. Vede svanire negli occhi dell’uomo la speranza, che lei stessa gli aveva donato. Lui la guarda ancora una volta e poi indifferente le getta addosso il pacchetto di sigarette finito. La Natura, ormai non più lei, si lascia sprofondare in quel lago di morte.

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Anche per questo contributo, come per i precedenti due, si ringrazia la prof.ssa Pozzi.