Colazione da Tiffany

admin/ giugno 13, 2018/ Dimensione Arte, Recensioni

di Giovanna Longobardi, IV Classico

Occhialoni neri, tubino di Givenchy, una chilometrica collana di perle, una ragazza graziosa e sottile con croissant e caffè sulla deserta Fifth Avenue. L’avete riconosciuta? È Audrey Hepburn nei panni di Holly Golightly, protagonista del celebre romanzo Colazione da Tiffany scritto da Truman Capote. Pubblicato nel 1958, è stato al centro dell’incontro di Lector in fabula di martedì 17 aprile.

Truman Streckfus Persons nasce a New Orleans nel settembre 1924. La sua fu un’infanzia difficile: i genitori divorziarono e lui venne affidato ad alcuni parenti in Alabama. Anche durante l’adolescenza le cose non andarono meglio; a scuola veniva infatti schernito per i suoi atteggiamenti effeminati e la sua fantasia non era granché apprezzata. Trasferitosi a New York cominciò a bazzicare nell’ambiente giornalistico, ottenendo però successo con la pubblicazione di alcuni racconti e intraprendendo così la carriera di scrittore. Da intellettuale colto e profondo, iniziò a figurare, accompagnato dal suo caratteristico tono irriverente, nei salotti mondani della Grande Mela e si affermò ben presto come una delle voci più originali della letteratura americana del Novecento.

È un cupo martedì d’ottobre quando un aspirante scrittore, nel film presentato col nome di Paul, si reca da Joe Bell, proprietario di un bar sulla Lexington Avenue, che lo vuole consultare riguardo ad alcune fotografie raffiguranti una misteriosa statuetta africana dalle fattezze di Holly Golightly.

Paul l’aveva conosciuta nel suo primo appartamento newyorkese. Holly era una ragazza semplice ed elegante, suonava la chitarra e ogni giovedì si recava a Sing Sing a fare visita al malavitoso Sally Tomato. Leggeva una quantità assurda di oroscopi e aveva un gatto a cui non aveva mai dato un nome: a suo parere, perché non le spettava e perché lei era ancora in transito, alla ricerca di un luogo dove sentirsi finalmente a casa, come le capitava solo da Tiffany. Tra i due era nato immediatamente un rapporto indefinito di complicità piuttosto particolare, in equilibrio sulla sottile corda tra amore e amicizia, che potrebbe essere chiarito dall’omosessualità del protagonista, possibile alter ego dello stesso Capote.

Tutto procede tranquillamente finché Paul, esasperato dalla vita di eccessi e infantili stravaganze della ragazza, decide di chiudere. Poco dopo scopre che Holly si chiama in realtà Lulamae Barnes e che veniva dalla città di Tulip, Texas, dove era stata sposata poco più che quattordicenne dal vecchio dottor Golightly.

Più tardi la ragazza si riappacifica con il nostro scrittore e si fidanza con un politico brasiliano di nome Josè, di cui rimane incinta e di cui presto sarebbe diventata moglie. Durante una cavalcata con Paul però perde il bambino. Subito dopo è arrestata con l’accusa di fare da tramite tra il gangster Sally Tomato e il suo “avvocato”. Temporaneamente scagionata grazie all’aiuto di una vecchia conoscenza, riceve una lettera dal futuro marito che, preoccupato della sua immagine e integrità, di lei non ne vuole sapere più nulla. Holly non vuole sprecare l’occasione di andare in Brasile, dove si sarebbero celebrate le nozze, e così in fretta e furia si prepara a partire. Durante il tragitto verso l’aeroporto abbandona il suo gatto, accorgendosi ormai troppo tardi che quella creatura e lei si appartenevano e facendo promettere a Paul di ritrovarlo.

In primavera il giovane riceve una cartolina dalla ragazza: diceva che aveva conosciuto un $enior dihivino con una moglie e sette marmocchi e presto gli avrebbe mandato il suo indirizzo: cosa che in realtà non Holly non fece. Paul le avrebbe scritto, più di ogni altra cosa, che aveva trovato il suo gatto, in una casa accogliente e ben riscaldata; sperava che, capanna africana o quel che fosse, anche lei avesse trovato il suo posto.

Dov’era Holly? Cosa rimane di un’esistenza come la sua? Tanti sono gli interrogativi che pagina dopo pagina accompagnano e guidano il lettore. Il suo personaggio è senza dubbio complesso, alterna frivolezza e disordine a momenti di avvedutezza e riflessione; ognuno rivede in lei un po’ di se stesso e molteplici sono quindi state le opinioni sorte durante l’incontro di Lector. Holly, ingenua sognatrice accecata dalle promesse di una metropoli viziosa e corrotta, si ostina a vivere nel segno della libertà: ha paura di potersi legare a qualcuno o qualcosa, ma anche di stare al timone della propria vita, naufragando attraverso avventure effimere e cercando di evitare porti sicuri e la tempesta del suo turbinoso passato. Insomma, una trama avvincente, protagonisti indimenticabili, un libro assolutamente da non perdere!

Il nostro circolo letterario inoltre propone per l’estate la lettura di Un’Odissea. Un padre, un figlio e un’epopea dello scrittore e docente americano Daniel Meldelsohn. Leggetelo!